L’alternativa agli F 35 c’è e dipende da te!

 

L’Italia non ha bisogno degli F-35, da molte parti si sente ribadire questa posizione. Abbiamo problemi più seri si sente dire: la crisi, la disoccupazione, le imprese che chiudono. Potremmo spendere quei soldi, sostengono i più, per finanziare il sistema sanitario, quello scolastico, i giardinetti pubblici, rifare di nuovo il look alla statua di Wojtyla a Termini. Tutte cazzate. Il punto è che gli F 35 sono un modo di difendere la patria obsoleto. Il disastro nucleare di Fukushima e i continui avvistamenti alieni fanno pensare che le vere minacce da cui il nostro paese dovrà guardarsi nel prossimo futuro saranno mostri geneticamente modificati come enormi rettili o anfibi (o anche granchi o polpi giganti), navi spaziali o robot alieni, per non parlare di Giuliano Ferrara col rossetto. Per questo occorre dire NO agli F 35, ma sì alla costruzione di un robot nazionale gigantesco che possa davvero salvaguardare la nostra terra. Facciamolo a forma di rigatone, di mandolino, facciamolo tricolore, tatuato, phonato, facciamolo come meglio credete, l’importante è che la gente italica possa guardare a lui come al gigante buono, che i bambini possano sognare di pilotarlo, mentre disegnano suoi ritratti da appendere in classe o sui frigoriferi in casa.

Gli F 35 sono superati, anonimi, scontati, sciatti persino. Certo, l’Italia partecipa al progetto, dunque in parte, una piccola parte, questi robi sono anche nostri. Ma guardatevi quanti sono i paesi che di questo progetto fanno parte, ma soprattutto quanti paesi andranno ad utilizzare questi aerei: Stati Uniti, Inghilterra, Australia, Israele, Belgio, Norvegia, perfino la Turchia e chissà poi quanti se ne aggiungeranno. Se dovesse scoppiare una guerra che facciamo poi? Come riconosciamo i nostri dagli altri? Immaginate che caciara? Capite anche da soli che nun se po’ fa’ no? È come se alla Confederations Cup appena conclusa tutte le squadre fossero scese in campo con la stessa maglia, con la differenza che un giocatore va a venti km/h e gli F 35 a quasi duemila.

Io dico che è ora che l’Italia torni ad essere grande.

Io dico che per essere grandi occorra pensare in grande.

Io sostengo Andrea Iozzo e dico No agli F 35, ma sì, cazzo sì a un Robot Nazionale Gigante che possa prendere tutti a calci nel culo!

E tu? Condividi questo messaggio ovunque puoi se anche tu, come me, credi che un robot gigante sia la risposta che questo paese si merita!

https://www.youtube.com/watch?v=qORYO0atB6g

 

 

 

robot

Non precari, ma Smart!

L’altro giorno ero alla stazione Ostiense di Roma e guardavo Italo, il treno della NTV. Una delle cose che si nota subito guardando Italo è la grandezza delle scritte (bianche) con le quali sono segnalate le diverse carrozze (rosse) in base a quelle che una volta si chiamavamo “classi”. I vari Italo hanno diverse classi, ma fondamentalmente la distinzione principale è tra carrozze Prima e carrozze Smart. Ora è abbastanza semplice disinnescare il lavoro di marketing dietro questa scelta. Non ha senso l’esistenza di una prima se non in relazione ad una seconda (e a una terza magari), così come se esiste una smart automaticamente le altre scelte altrettanto smart non potranno esserlo, pena la perdita totale di senso della smartness originale.

Mentre riflettevo su questa cosa mi son reso conto che Smart è anche il nome della tariffa telefonica del mio SMART-phone (!), tariffa che quasi un anno fa scelsi tra una discreta serie di altre tariffe che, guarda un po’, offrivano maggiori servizi ed erano, guarda ancora un po’ che coincidenza, anche più costose. Ho fatto allora una rapida ricerca in rete e mi son reso conto di quanto diffusa sia la parola Smart nelle varie offerte commerciali di imprese di vario titolo. Fatelo anche voi, ci vuole poco! Troverete offerte smart in ogni dove!

Ho scritto dunque questo post per risollevare quei tanti, come me, che sono sottopagati, che non hanno che ridicoli contratti a tempo, che si trovano come responsabili sul lavoro persone con minori competenze, con minore voglia di fare e, soprattutto, con minore passione e immaginazione.

Carissimi, vi esorto a smetterla di usare il termine precario. Smettiamola con questa parola che altro non fa che dare di noi una rappresentazione negativa. Noi non siamo precari, siamo smart, Ficcatevelo in testa! Vi offrono contratti di merda? Collaborazioni non pagate? Avete due lauree e fate le baby-sitter? Lo stage è senza rimborso spese? Non prendetevela con nessuno, perché voi siete Smart, e se voi siete Smart va da sé che gli altri non possano che essere…..

Alla prossima,

Stefano

smart

IO FACCIO IL MOONWALK

Circa due mesi fa me ne stavo, come sempre, a Monti, seduto sui gradini della fontana (sapete quale) a sorseggiare birra e vendere droghe sintetiche agli yuppies romani. D’ un tratto (si fa per dire) si palesa davanti a me e alla mia cricca (sì, d’ un tratto c’è anche una cricca) un giovane venditore indiano di paccottiglia (l’utilizzo del termine paccottiglia accostato a giovane venditore indiano non ha ambizioni xenofobe).

Il tale mostra la sua mercanzia con trasporto, al che io gli faccio capire che no, non sono interessato a vendergli droga. Il tipo (o il tale) allora si allontana, raggiunge il centro della piazza (si fa sempre per dire perché al centro ci sta la fontana) e inizia a sbracciare, a saltellare, a emettere tutta una serie di grida che chi conosce come me la cultura indiana sa essere una molto peculiare pratica culturale tesa a richiamare l’attenzione degli astanti.

Poco dopo, quando tutti lo stanno osservando, il tipo fa una cosa: una specie di ballo, o una camminata, qualcosa di sensuale, ipnotico, vagamente evocativo. Mi guardo, incredulo, intorno a me alla ricerca di una spiegazione, di una luce, di un faro. I miei occhi vagano tra la folla fino a quando si imbattono in una piccola figura che, in piedi a pochi metri da me, mi stava osservando. Lo riconosco, è Giancarlo Magalli, il noto show – man che mi appare ogni volta che mi trovo in difficoltà. Giancarlo alza simbolicamente la Moretti che tiene in mano verso di me, sorride, mi strizza l’occhio poi mi fa: ” La parola che cerchi è moonwalk”.

Dopo un momento di smarrimento ringrazio Giancarlo con gli occhi (si fa per dire), mi alzo, lancio le pasticche di droga sulla piazza, generando una specie di rissa tra yuppies e piccioni, poi salgo sui miei rollerblade che avevo legato a due pali lì vicino e filo via verso casa.

Da quella sera stessa ho iniziato a lavorare duro al mio moonwalk (si scrive corsivo solo se a pronunciarlo è Magalli). Non è stato facile, per niente, specie se considerate che il rettilineo più lungo in casa mia misura 84 centimetri, ma posso affermare di esserci riuscito. Altro che pasticche, altro che droga, altro che fontane. Ho trovato il mio posto nel mondo. Marcel Marceau è morto, Michael Jackson è morto, Neil Armstrong pure. Oggi spetta a me portare il moonwalk nel mondo.

Grazie

P.S. Questo post è stato scritto per giustificare l’assenza dell’autore dal blog e per smentire le voci di taluni che volevano questa essere relazionata in qualche modo con i risultati elettorali. Il racconto, ad eccezione della parte in cui vendo droga nel quartiere Monti, della comparsa dell’ambulante indiano, e della mia scelta di imparare il moonwalk è da considerarsi frutto di fantasia. Un ringraziamento particolare va a Giancarlo Magalli che si è prestato in un ruolo non facile e lo ha fatto con l’impegno, l’umiltà e la straordinaria professionalità che lo hanno sempre caratterizzato. Grazie di cuore Giancarlo, alla prossima.

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LA GUERRA DEI MONDI

Tortelli Buitoni al brasato, lasagne all’emiliana Star, polpette Ikea, Gran Ragù Star: migliaia e migliaia di tonnellate di prodotti alimentari sequestrati o distrutti e, mentre scrivo questo post, controlli frenetici sono ancora in corso da parte degli enti preposti. Ma noi di Tibten non abbiamo bisogno di attendere i risultati di questi test. È chiaro come il sole, i segnali che si sono ripetuti in queste ultime settimane sono fin troppo evidenti ed indicano inequivocabilmente una cosa: i cavalli hanno finalmente sferrato la loro offensiva contro la razza umana.

Da millenni i cavalli vivono subordinati all’uomo. Tradizionalmente essi venivano  addomesticati come strumento per l’agricoltura e per il trasporto di cose o persone, ma col passare del tempo abbiamo finito per abusare della nostra posizione adoperandoli per una infinità di scopi, molti dei quali lesivi della loro dignità. Li abbiamo vestiti, corazzati, profumati, pettinati con trecce alla raperonzolo, phonati e piastrati, gli abbiamo applicato nastrini colorati, li abbiamo bendati, frustati, speronati, bastonati, tatuati, gli abbiamo parlato, urlato, fischiato, sussurrato, sparato, utilizzati in fiere e gare, in video musicali, nella pubblicità delle caramelle, in film con Kevin Costner, in film senza Kevin Costner, in film prodotti da Kevin Costner, in filmini con bionde seminude che intrallazzano i cavalli comprati poi da vecchi pervertiti che li nascondono in casa nelle custodie dei film con Kevin Costner. E poi ovviamente non è che non ce li siamo pappati i cavalli, in tutti i modi e in tutte le salse ce li siamo pappati, sperimentando ricette e abbinamenti atti a mostrare il nostro estro a parenti ed amici. Ma, peggio ancora, noi ai cavalli abbiamo imposto la peggior forma di umiliazione possibile, una forma di umiliazione pubblica, rituale, crudele e, soprattutto, fine a sé stessa. Sì, sto ovviamente parlando del dressage.

Non dobbiamo dunque meravigliarci del fatto che i cavalli abbiano iniziato a prenderci le misure, a confondersi alle altre specie animali approfittando di questo periodo di crisi per lanciare il loro attacco. Un attacco ben studiato tra l’altro. Pervertendo quei prodotti altamente simbolici (come le polpette Ikea) prodotti intorno ai quali costruiamo il nostro senso di identità e cementifichiamo i legami sociali, i cavalli minano direttamente i nostri valori e le nostre tradizioni, consapevoli che un popolo senza identità e senza memoria è un popolo fragile, smarrito e dunque più facile da assoggettare.

La minaccia, ragazzi, è concreta e noi non siamo assolutamente pronti per affrontarla. In Francia, Hollande, in soli 56 giorni di governo ha fatto alzare palizzate e fossati intorno alle maggiori città, istituito la giornata dell’odio equino, abolito le auto blu e con i soldi risparmiati (345mln di euro) ha assunto 2650 giovani scienziati disoccupati che andranno a formare la prima linea di un esercito di difesa nazionale armato di forconi e vestito da cow-boy. Questo ha fatto Hollande (fatti non parole) in soli 56 giorni!

E in Italia? In Italia il papa si è dato e i politici sembra non stiano facendo altro che cercare un accordo con i cavalli, un accordo odioso e contro il popolo che altro non serve a difendere i privilegi della casta. Dobbiamo prenderli a calci nel culo questi vecchi politicanti. Adesso che le strade e le piazze non fortificate sono a rischio, per via delle scorribande dei cavalli, LA RETE rappresenta, oggi più che mai, il vero strumento per costruire un mondo diverso. La rete, con buona pace dei poveracci che non si possono permettere un pc, è il vero strumento democratico, universale, orizzontale, libero dagli interessi dei poteri forti: il vero strumento di emancipazione e l’unica arma che abbiamo contro i cavalli, almeno fino a quando Pdl e Pd meno L con i rimborsi elettorali non finanzieranno tastiere abbastanza grandi da poter essere utilizzate con gli zoccoli. Forza ragazzi, teniamo gli occhi aperti. Basta con le code di cavallo! Ci vediamo all’ippodromo…e sarà un piacere!

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COSA HA VERAMENTE DETTO RATZINGER

Carissimi, ebbene sì, il Papa si è dimesso! Purtroppo questo evento è stato totalmente mistificato dai media ufficiali, del tutto asserviti ai poteri forti, che hanno tradotto il comunicato latino a dir poco liberamente. In esclusiva per Tibten, però, qui potete trovare il comunicato del papa nella sua traduzione LETTERALE. Confrontate i due testi e ditemi se non è scandaloso quello che ci propinano!

 

Il comunicato del Papa così come è stato riportato dalla stampa.

«Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice». «Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio».

Quello che in realtà ha detto Benedetto XVI

«Carissimi, (alzandosi e battendo con il coltello sul bicchiere) un attimo de silenzio per favore… Se v’ho fatto venì qui oggi non è certo pe ‘sti tre stronzi. (applausi) Ve pare che ve facevò venì fino a qui pe i 3 martiri de Otranto? (applausi e risate in latino) Cioè me volete dì che ce sta qualcuno così cojone da essece cascato? (silenzio) Cioè… i martiri de Otranto? Manco sul calendario stanno… che lì c’avemo messo de tutto… certo che ve le bevete proprio tutte le (espressione latina non traducibile).

In realtà io oggi c’ho da divve’na cosa seria (risate) no no… che cazzo ve ridete? so’ serio! (risate convulse) Possibbile che non se po’ esse seri ‘na vorta? (risate e applausi e volo di alcune confezioni di grissini). Vabbè vaffanculo… Nun se po’ mai esse seri co voi eh? Insomma… Ieri alle 4 de matina stavo a casa dopo a festa de Bertone (fischio dalla sala) sì bella pe’ te Tarcì… ‘mo statte zitto però e famme parlà… Insomma ieri erano e 4 e me ne stavo davanti a o specchio e me dicevo “a Giusè, a Giusè… c’hai 85 anni, stai cotto de Splugen, c’hai i coriandoli in mezzo all’ascelle e i tacchi t’hanno sderenato i piedi … ma quanto poi annà avanti così? Qua va a finì che fai a fine der polacco” Ecco… io ieri, davanti a o specchio, ae 4 de matina, dopo a festa de bertone me so’ detto…me so’ detto che a fine der polacco io nun la vojo fa! (silenzio)

Mo però non ve la piate a male eh! Finché c’era da scherzà amò scherzato, e cazzate nostre l’avemo fatte e ce semo pure divertiti, specie io che me so’ reso conto d’avecce più cappelli de calzini. Ce volevano toglie er crocifisso da le scole (risate) ce volevano fa pagà l’IMU (applausi e risate) volevano fa sposà li froci (fischi e grida)… e che hanno fatto? (grida disarticolate)… l’altro giorno Tarcisio ai froci gl’ha detto che so’ disumani… chiaro e tondo… disumani, ma che volete de più? Avete sentito qualcuno dire A? Arzà la mano? protesta? Cioè… io ve sfido a trovà n’artro papa che ha fatto tanto, no, ve sfido, ditemelo! Nessuno! Voo dico io, nessuno… Solo che nn gliela faccio più, davero, sto a pezzi… posso mica andà avanti a Moment tutte le matine? Oh, niente de personale eh! non ve la pijate ammale adesso… o faccio per voi… dopotutto ve sarete pure rotti er cazzo de sentivve i kraftwerk pe colpa mia quando me pja l’ubriacatura molesta. Poi  pensate n’attimo a come ve se prospettava s’sto febbraio tra Sanremo e elezioni! Per non parlà della Roma, lasciamo perde, alzamo un velo pietoso, tre fischi pure dalla Sampdoria, lasciamo perde……

Mi dovreste ringrazià dopotutto. Mo ve fate sta buffonata der  Conclave come ai vecchi tempi, ‘na bella chiusa Open Bar come Dio comanda, tutto a sbafo. Volete stacce na settimana? Un mese ? Ma statece pure un anno dico io! Che cazzo ve frega? Paga Pantalone! (applausi) Poi quando uscite se annamo a fa na pizza ar biondo tevere come ‘na vorta e vaffanculo al mondo e a chi ce vo’ male! (applausi)»

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Il favoloso mondo dei dentifrici.

“Durante una spedizione nell’Artico alcuni scienziati notarono che le popolazioni della zona avevano denti straordinariamente bianchi e sani. La loro unica attività di igiene orale consisteva nello sfregarsi i denti con un lichene che cresceva in abbondanza a quelle latitudini […] A partire da questa osservazione, i ricercatori italiani studiarono e isolarono le componenti attive contenute nel lichene artico, e grazie all’impiego di tali estratti, BlanX creò un dentifricio unico per efficacia e protezione”

Molte domande mi verrebbero da fare leggendo questa storia che potete trovare sul sito della Blanx. Ad esempio, chi erano mai questi scienziati? Quando prese vita la loro spedizione? Da quanti membri era composta? Cosa cercavano? Dove di preciso? (Domanda mica futile considerando l’estensione dei territori artici). E poi, quali erano mai queste popolazioni incontrate? Ma una domanda su tutte mi pongo: perché mai la Blanx ha pagato dei ricercatori italiani per creare un prodotto pastoso e schiaffarlo in un tubetto, quando pare che questi licheni andassero da paura già così come erano? Non potevano importarli e basta? Farli crescere e distribuirli? Bah…

Molte altre domande sorgono spontanee andandosi a spulciare i siti internet delle aziende produttrici di dentifrici. Una delle cose che noto spesso sono le percentuali di efficacia nell’igiene orale che ogni nuovo prodotto lanciato sul mercato è in grado di fornire. Anche qui, tenendo fermo che credo ciecamente alle verità dei testimonial in camice bianco alla tv, quello che mi chiedo è: se ogni anno, per tenerci bassi, mi viene garantito mettiamo il 15% di efficacia in più rispetto al vecchio dentifricio, quando io avevo 6 anni, dunque 22 anni fa, invece di seguire le indicazioni dei miei genitori ed utilizzare un dentifricio, che rispetto a quelli attualmente in commercio aveva il 330% circa di efficacia in meno, non era uguale se mi strofinavo i denti su un cane bagnato?

Le domande senza risposta, ahimè, non finiscono certo qui. Mi spieghi la Elmex cosa intende quando scrive che I bambini piccoli dovrebbero lavare i denti con uno speciale spazzolino educativo”. Cioè??? Cosa cazzo intendono conspeciale spazzolino educativo?” È uno spazzolino con degli speciali raschietti che se per caso il pupo mi sbaglia l’inclinazione della spazzolata gli scortica le gengive? Illuminatemi per favore!

Ma andiamo avanti e passiamo a Colgate, azienda che non ha bisogno di presentazioni. Dal sito risultano 20 dentifrici in commercio, ma quello che vi consiglio caldamente di fare è un tour a “l’istituto alito fresco”. Non sto scherzando eh! Esiste davvero. Mi immagino quanto sia gratificante lavorarci, anche se credo che io non supererei mai l’angoscia di dover affrontare la selezione per ottenere quel posto!

Ecco ora il turno di Paradontax, sì, proprio quello che devi usare “se ti capita di vedere del sangue mentre ti lavi i denti”, ragione per cui io da un po’ mi lavo i denti al buio. Bene, Paradontax distribuisce solo due tipi di dentifricio, ma forse, uno poteva anche bastare, se consideriamo che contiene fino al 70% di ingredienti specifici. Già, fino al 70%. Poi uno si chiede, e il restante 30% di ingredienti non specifici??? Li hanno scelti a cazzo di cane? Tipo…”uhm…aspetta un attimo…. vedo cosa c’è rimasto in frigo e ti dico!”

Passiamo ora ad un’altra azienda stranota: Mentadent. Come Colgate ha 20 tipi di dentifrici in vendita (due per bambini ed uno per anziani) ed uno di questi dentifrici, ci tengono a dire, è ispirato al filo interdentale (?). Lascio a voi scoprire quale! Hanno anche una linea Sensitive, per gengive sensibili e, guarda caso, il colore delle confezioni è… rosa (SIC!). Permettetemi di segnalarvi anche Mentadent “NUTRI ACTIV”, l’unico dentifricio che “nutre le tue gengive” e, di conseguenza, immagino, anche l’unico dentifricio al mondo che è consigliabile usare PRIMA dei pasti. Quello che, però, più mi colpisce nella descrizione dei prodotti Mentadent (tutti con la propria scheda tecnica tipo i giocatori di FIFA) è che ognuno di questi dentifrici vanta una formula esclusiva o qualche innovativa tecnologia frutto di anni di ricerche in laboratorio da parte degli scienziati Mentadent. Ora facciamo a capirci, io non ce l’ho con Mentadent, per carità, affatto! Mi piace una cifra dare quei morsi prepotenti alle mele verdi! Sono inoltre per il progresso, per la tecnologia, per i microchip su cani, tacchini, granchi, insetti stecco e tutto il resto. Solo che poi vado al supermercato,  trovo le zucchine romane a 4 euro al kg e…e a quel punto qualcosa non mi torna! Cioè, ma se per la metà posso portarmi a casa un prodotto super tecnologico frutto di anni di sanguinose ricerche condotte da gente che ha passato metà della propria vita tra libri e microscopi, possibile che le zucchine le devo pagà il doppio? Chi è che mi sta coglionando?

E’ il turno di un’azienda italiana, Antica Erboristeria. 11 dentifrici per loro, niente male no? Qui mi urge segnalarvi le “risapute” proprietà rinfrescanti del dentifricio “Totale”. Risapute, sì, dopotutto è un’azienda italiana! “Totale”, comunque, oltre alle sue risapute proprietà vanta anche il 99% in meno di crescita batterica. Mica cazzi! Però poi entri facilmente in confusione quando un altro loro dentifricio, “Microgranuli”, ti promette denti due volte più puliti e tu ti chiedi: ”ma se con quell’altro sono arrivato al 99%…. come fa a questo ad essere il doppio?” Pazienza! Passiamo alla freschezza, argomento molto dibattuto tra i professionisti dell’igiene orale. Il dentifricio “Purifica” di Antica Erboristeria vi assicura 12h di freschezza! Poi però badate bene che sono cazzi vostri! Fate i calcoli la mattina quando state per uscire per scongiurare, allo scadere delle 12h, il famigerato “effetto Cenerentola”, quando la vostra bocca, la cui freschezza era stata magari l’anima della festa, inizierà a sapere di fogna, così, di colpo, da un momento all’altro. Nel dubbio, comunque, “Fresco polare”, sempre di Antica Erboristeria, per lo stesso prezzo, vi garantisce ben 16h di freschezza, 4 ore in più! Dunque fate i vostri calcoli. Nel dubbio potete mettere sullo spazzolino un po’ di “Purifica” e un po’ di “Fresco Polare”, dovrebbero fare 14h di freschezza! Oppure se vi salta l’aperitivo e alle nove di sera siete già a letto e temete di ibernare il vostro partner con la freschezza della vostra bocca che ne ha ancora per ore, fate una cosa: mangiatevi per cena tre kebab pieni di cipolla o una bel kilo di pasta all’aglio (ma bella carica eh!) e vedrete che il vostro partner vi sarà riconoscente! Un problema simile vi può capitare in casa Antica Erboristeria per quanto riguarda il bianco dei denti. Anche qui, alla stessa cifra, con “Sbiancante” avrete denti bianchi dopo dieci giorni, mentre con “Bianco Express” subito, immediatamente. Sta a voi decidere insomma…

Ma passiamo finalmente all’azienda che ha ispirato questo post e che vorrei qui pubblicamente ringraziare: Aquafresh. Ora dovete sapere che ogni azienda ha il suo pallino, quell’argomento dove insiste continuamente. Beh, Aquafresh ha il pallino della famiglia, della protezione della famiglia, della protezione dell’igiene orale di tutta la famiglia. Non so che tipo di famiglia Aquafresh abbia in mente. Se siano aperti alle coppie di fatto, alle coppie omosessuali, se abbiano come modello i Robinson delle prime serie o se si ispirino ad un modello rigidamente cristiano come Pierferdinando Casini, un modello basato su edilizia e facce da culo. Fatto sta che la loro attenzione alla famiglia è quanto mai sospetta. Poi non capisco, ma basta che lo usa uno e automaticamente la protezione si estende agli altri componenti? Se sì, funziona anche a distanza? Se sì, ancora, fino a che distanza si estende la protezione? I nonni sono inclusi? E i cugini acquisiti? Ma veniamo alle vere chicche di Aquafresh: alla loro capacità persuasiva. Ecco una delle perle del loro sito: Nessuno te lo ha mai detto, ma quando ti lavi i denti pulisci solo il 30% di ogni dente. Come mai? Perchè il restante 70% è sotto la gengiva”. Ma grazie al cazzo ti verrebbe da dire, così, su due piedi. Che significa ‘sta stronzata della gengiva? Mi verrebbe da chiedergli: ma voi di Aquafresh lo sapete che quando vi lavate il culo pulite solo l’1% di un intestino lungo 7 metri e zozzo di merda come poche cose? No? Non lo sapevate? Nessuno ve lo aveva detto? Ecco ve lo dico io e vi ci aggiungo pure un bel vaffanculo con tutto, ma proprio tutto il cuore! Ma questo, credetemi, sarebbe il minimo, perché nella pagina successiva Aquafresh, spudoratamente ci rifà asserendo che “il 40% della superficie dei denti è nascosta tra un dente e l’altro. No, niente insulti. Qui occorre ragionare, perché c’è qualcosa che non torna! Già, perché se teniamo per buono che il 70% del dente è sotto la gengiva mentre il 40% è nascosto tra dente e dente… mi spiegate adesso io cosa dovrei spazzolare? Di cosa dovrei preoccuparmi? Adesso sì che mi viene da pensare che quelli di Parodontax abbiano ragione. Grazie al cazzo che vedi sangue, te stai a martorià la bocca alla ricerca di qualcosa che non esiste!!!Ora capisco quando si dice che il mal di denti è uno di quei dolori che dà alla testa….te credo…è una questione di immaginazione! Un ultima segnalazione, prima di abbandonare, a malincore, la famiglia Aquafresh e la loro epistemologia rivoluzionaria per parlarvi del dentifricio “Supreme” che “controlla l’accumulo di placca uccidendo i batteri sul bordo gengivale”. Ci tenevo a condividere la violenza di questa immagine, il gusto macabro di “Supreme” (che richiama nel nome anche un certo immaginario nazional-socialista) e che vi dice non solo che ucciderà i batteri, così, senza pietà, ma vi dice anche dove li ammazzerà, sul bordo gengivale, sommariamente, senza processo, senza un perché, mentre stanno in bilico paciosi a giocare sulla gengiva e non se lo aspettano… come si fa, mi chiedo, a non solidarizzare con i batteri? Forza ragazzi, siamo con voi! Hasta la victoria siempre!

http://www.youtube.com/watch?v=F4ry_w0260E

Dulcis in fundo AZ, che ovviamente non poteva mancare in questa rassegna. In onore di questa grandissima azienda ho postato qui sopra anche una loro vecchia pubblicità degli anni ‘90, nella quale vi dimostrano come proteggere i vostri denti dall’attacco del fascismo sotto forma di croci celtiche. Guardatelo con attenzione. A me ha fatto morire quando si vede la tipa che schiaccia un bottone tipo fortezza delle scienze del grande Mazinga. Non è casuale. L’immaginario dei dentifrici, ma in particolare quello di AZ, è tutto racchiuso in quel dito sul pulsante. È il mondo della scienza, del progresso, della tecnologia, dell’intervento dell’uomo sul corso della natura, dell’uomo che la analizza, la osserva, la piega e la controlla. In questo le pubblicità AZ stanno avanti a tutti, altro che la sicurezza famigliare di Aquafresh, altro che l’ansia del sangue di Parodotax! Scienza, progresso, bottoni da schiacciare, un cazzo di dentifricio che ti porteresti nello spazio è AZ! Non a caso i nomi dei loro prodotti sono tutti determinatissimi, al passo coi tempi, cazzuti. Ad esempio prendiamo “AZ 3D White Shock”, che già a dirlo tutto d’un fiato mi viene duro. Questo portento della scienza rimuove fino all’80% delle macchie superficiali. AZ però si cautela e ci spiega che sta parlando delle macchie raggiungibili dallo spazzolino. Grazie a Dio, ma soprattutto grazie ad Aquafresh, noi sappiamo che la superficie irraggiungibile del dente è pari al 110%. Sulla restante parte raggiungibile (fate voi il conto a me viene -10% ma io sono una pippa in matematica) “AZ 3D White Shock” (l’ho dovuto riscrivere perché anche da scrivere è un’esperienza fantastica) è in grado di eliminare fino all’80% di macchie. Certo, direte voi, restano quel 20% di macchie presenti su quel -10% di superficie del dente e io proprio domani ho il colloquio per lavorare all’istituto alito fresco. Per questo “AZ 3D White Shock” (volevo vedere che effetto faceva grassettato corsivo) non può farci niente temo, ma volete mettere lavarvi i denti con gli occhialetti 3D? Tutta un’altra storia….

mela

Zerbino connection: riflessione ad uso condominiale.

Una delle leggi della vita in condominio è che si è liberi di personalizzare l’interno dei nostri appartamenti come meglio crediamo, ma quanto agli spazi comuni, scale, pianerottoli, androni, cassetta della posta, dobbiamo attenerci alla linea condominiale. Nessuno, o quasi nessuno, accetterà che voi apponiate un poster o delle foto in uno spazio comune e solitamente a nessuno salta in testa di farlo. Ci sono, ovviamente delle eccezioni, solitamente legate a qualche circostanza molto particolare, come eventi sportivi (bandiere, striscioni), religiosi o legati a festività particolari (addobbi natalizi, carnevaleschi, ultimamente anche disegni per halloween), rituali e life-events (addobbi per matrimoni, coccarde in caso di nascite, bandiere della pace o lenzuoli bianchi). Queste eccezioni sono tollerate proprio per via dell’eccezionalità dell’evento e perché, in  relazione a ciò, hanno una permanenza circoscritta nel tempo: dopo un po’ devono sparire!

L’unica eccezione che mi viene in mente a questo quadro sono le piante, che a volte qualche condomino piazza sul pianerottolo, con la scusa di abbellirlo. Le piante sono solitamente tollerate (a patto che tale condomino preveda anche alla loro gestione) perché oramai, nella nostra cultura, più che esseri viventi sono percepite come oggetti ornamentali, oggetti di carattere neutro, che non richiamano a nessun sistema estetico o valoriale preciso (come invece farebbe inevitabilmente un poster o una fotografia).

Vi sono, però, a pensarci bene, delle altre eccezioni. Parlo di porte e campanelli, che sono sì oggetti visibili all’esterno (le porte per metà in realtà), ma che lo sono al fine di garantire la nostra intimità domestica e sono a questa strettamente funzionali (ad esempio il campanello ci avverte in caso di visite e fa in modo che nessuno tocchi la nostra porta). L’unico oggetto che, seppure giustificato da motivazioni funzionali, abbiamo il diritto di sistemare a tempo indeterminato in uno spazio pubblico è invece lo zerbino (also known as “stuoino” o “nettapiedi” come suggerisce il caro Devoto-Oli).

Probabilmente è un oggetto a cui non siete portati a dare molta importanza, ma sta di fatto che quel rettangolino polveroso è il massimo che avete a disposizione per dare sfogo al vostro estro fuori dalla vostra proprietà e vi invito a riflettere sul fatto che nessuno di voi si sognerebbe mai di piazzarlo in altro modo che non attaccato alla soglia di casa, come legato a questa da un cordone ombelicale, da una contiguità tanto simbolica quanto affettiva.

No! Non potremmo mai tollerare che il nostro zerbino si perda anche di pochi centimetri in quello spazio ambiguo, terra di nessuno, che è il pianerottolo. Così, quando fanno le pulizie e uscendo dall’ascensore lo troviamo poggiato contro la parete, magari capovolto, vorremmo parlargli, chiedere cosa è stato, perché si trova lì, chi è stato a fargli quello. Poi lo riportiamo alla ragione, lo sistemiamo come meglio non si possa e ci strofiniamo per bene la suola delle scarpe, come a marcare il territorio, come a dirgli “caro, non è successo niente, ci sono qui io adesso, va tutto bene” e non riusciamo a rientrare se lui non è lì, al suo posto, fiero e gagliardo, a dare il nostro saluto a chiunque varchi le porte delle nostre abitazioni.

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