Come capire se è Babbo Natale l’uomo che si trova nel tuo salotto.

È notte fonda e sei a letto quando dei rumori provenienti dal salotto attirano la tua attenzione. Sai di essere solo in casa, che il gatto è fuori in giardino, che la porta è ben chiusa e che no, non aspetti visite. Certo, essendo la notte di Natale, una speranza si accende dentro di te: potrebbe essere Santa Claus! Allora ti alzi, in punta di piedi raggiungi il salone e, proprio in mezzo alla stanza, c’è un uomo vestito di rosso, con stivali neri, barba bianca ed un sacco di iuta che traffica intorno al tuo alberello. Non credi ai tuoi occhi? Stai calmo e respira, questo post ti svelerà alcuni piccoli segreti per capire se quello che hai davanti è davvero Babbo Natale.

– Ti avvicini e gli dici che quest’anno sei stato molto bravo. Lui ti guarda e ti dice che non gli interessa per niente come ti sei comportato quest’anno, ma ti invita a fare molta attenzione a come ti comporterai nei successivi cinque minuti. Fai attenzione, non è Babbo Natale quello che hai davanti!

– Non appena si accorge di te ti chiede del nastro adesivo. Gli dici che purtroppo hai finito quello trasparente e lui ti risponde che non ha importanza di che tipo sia, che non hai labbra tanto belle, ma che puoi considerarti fortunato a non portare i baffi. Fai attenzione, non è Babbo Natale quello che hai davanti!

– Lo fai sedere e cerchi di fargli delle domande, ma lui inizia dei monologhi farneticanti, sessisti, volgari, in cui per giunta parla male di chiunque. Non pago se provi ad interromperlo ti insulta e minaccia di alzarsi, lasciare il tuo salotto ed andarsene da Barbara d’Urso. Fai molta attenzione, non è Babbo Natale quello che hai davanti!

– Ti avvicini e lo inviti a parlare cercando di convincerlo a smetterla perché non fa altro che perpetrare un personaggio pagano reinventato a scopi commerciali, mentre il vero spirito del Natale è racchiuso nel miracolo del concepimento del figlio di Dio, fattosi uomo grazie ad una ragazza vergine e ad un umile falegname per mostrare all’umanità la via per la Redenzione. Lui ascolta, scoppia in lacrime e dice che è tutta colpa del padre alcolista, della madre assente, del quartiere in cui è nato, di un sistema carcerario che non fa altro che aumentare la recidiva. Fai attenzione, non è Babbo natale quello che hai davanti!

– Ti avvicini e gli chiedi cosa ti abbia portato di bello e lui scoppia a ridere perché, spiega, stava per rivolgere a te la stessa identica domanda. Fai attenzione, non è Babbo Natale quello che hai davanti!

– Ti avvicini e gli chiedi se è stancante essere in tante casa in una sola notte e lui risponde di sì, specie da quando ha l’obbligo di firma in caserma. Fai attenzione, non è Babbo Natale quello che hai davanti!

–  Ti avvicini e lo inviti a parlare cercando di convincerlo a smetterla perché non fa altro che perpetrare un personaggio pagano reinventato a scopi commerciali, mentre il vero spirito del Natale è racchiuso nel miracolo del concepimento del figlio di Dio, fattosi uomo grazie ad una ragazza vergine e un umile falegname per mostrare all’umanità la via per la Redenzione. Lui ti ascolta con attenzione, poi tira fuori una Bibbia e cerca di convincerti che la fine del mondo è vicina, che è sbagliato fare le trasfusioni di sangue e che gli dispiace essere entrato così in casa tua, ma il citofono non funzionava. Fai attenzione, non è Babbo Natale quello che hai davanti!

– Ti avvicini e gli chiedi se gradisce latte caldo e muffin al che lui ti piscia sul presepe e ti ordina di portargli un doppio whiskey con tre Roipnol. Fai attenzione, non è Babbo Natale quello che hai davanti!

santa

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La cazzo di foto che ha commosso l’America.

Da qualche tempo convivo con una certezza. Non è quella di morire, perché sarebbe banale e poi ho deciso che quando sarò prossimo alla dipartita mi farò ibernare con le precise indicazioni di farmi scongelare quando sarà morto Andreotti. La mia certezza è di tipo diverso, è la certezza che ogni giorno, ogni singolo cazzo di giorno, aprendo Facebook, Twitter o la pagina di un qualsiasi quotidiano in rete, troverò almeno una foto che ha commosso l’America.

Già, perché potete stare sicuri che ogni giorno in America si piange per qualche cosa e state sicuri che questo qualche cosa può essere impresso su un cazzo di sensore elettronico, talvolta persino in formato video. Abbiamo avuto il cane tornato a casa dopo quindici anni, il soldato che ritorna dalla missione e riabbraccia il cane, il cane simbolo di occupy, il cane che veglia la tomba del padrone, il cane che accudisce il gatto, il gatto che tenta di rianimare un altro gatto, la tigre che accudisce i maialini travestiti da tigrotti, il bambino che scrive senza mani, la campionessa olimpica barbona che si laurea, il barbone che faceva lo speaker e che poi rifà lo speaker, il barbone che salva la vita a qualcuno in qualche tragedia, il poliziotto che dona le scarpe al barbone, il barbone che dopo una storia travagliata fa i provini a X Factor e si scopre che c’ha l’ugola dorata e allora tutti prima sono sconcertati, poi si alzano in piedi e poco dopo frignano come matti a pensare che quello che hanno davanti a loro era proprio un barbone e tutti si guardano come per dire “ma l’hai sentito er barbone che te fa? ma davvero state a dì? Cioè questo è barbone e canta così? Ma allora dovremmo ripensà un po’ tutto il modo de concepì sto monno infame no?”. Insomma si piange, inderogabilmente negli States si piange ogni giorno per qualsiasi minchiata.

Toglietevi dalla testa l’immagine del pellegrino con la bibbia in una mano e l’accetta nell’altra. È roba passata, è roba da intellettuale da Micromega, buttatela al cesso, non serve più. Sono finiti i tempi di Eisenhower, di Nixon, di Bush senior e figlio che si inventavano le peggio cazzate pur di rompere il culo a qualche arabo dall’altra parte del mondo. Finita è anche l’epoca dei marines tutti d’un pezzo e degli imprenditori sciacalli con gessato e sigaro ficcato in bocca che a calcioni nel culo ti licenziavano la vigilia di Natale. Oramai è tutto pianto, commozione, singhiozzi, lucciconi, abbracci e Kleenex. Piangono i marines di ritorno a casa quando ritrovano il loro compagno omosessuale, piange Oprah, piange J Lo, piangono i campioni della NFL, persino Obama, il comandante in capo di una nazione che da sola copre il 43% delle spese militari mondiali si fa un piantarello un giorno sì e uno no.

L’America è cambiata, si è rammollita. Persino gli imbustatori, quei disgraziati che in fondo alle casse dei supermercati ripongono i prodotti acquistati negli shopper, una casta da sempre disprezzata e sfruttata, persino loro osano alzare la cresta e ribellarsi. Dunque non meravigliatevi se ogni tanto a qualcuno parte la testa e decide di sparare sui bambini di qualche scuola. È la vecchia America che non vuole cedere, quella che ha bisogno di sangue, violenza, incontri di Wrestling che non siano sceneggiate in costume e presidenti col cappello da cow-boy e una mascella di cui fidarsi. É l’America che non si commuove, che non vuole commuoversi, quella che all’ennesimo pianto di qualche checca isterica alla tv, disatteso il suo bisogno quotidiano di violenza si fa portare gli stivali, una birra nazionale, imbraccia il fucile e la sua violenza va a prendersela da sé.

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Bersani, Flaiano, Schnitzler, talloni. Sull’importanza di fare delle scelte.

Nel mondo succedono ogni giorno moltissime cose. Sarebbe bello parlarne. Sarebbe bello discutere di politica, di economia, di attualità. Potrei parlare di culture lontane, di personaggi storici, di filosofia ed arte. Potrei trattare uno di quegli argomenti che finiscono in prima pagina su WordPress, argomenti importanti come le scommesse sportive, il fanatismo cattolico antiabortista, gli UFO o l’identità sarda. Questi sì che sarebbero argomenti di cui varrebbe la pena parlare. Potrei persino fare un post sulle primarie. Oppure potrei parlare di me, di quello che sono, di quello che faccio, raccogliere quei pensieri che mi assalgono mentre me ne sto solo davanti al mare, schiacciato dal rumore delle onde, a osservare il lento incedere di uno scarafaggio controvento. Oppure potrei scrivere ricette, consigliare outfits, dare dritte sui centrotavola o confezionare velenose stroncature di presepi viventi . In questi giorni sto leggendo “Tempo di uccidere” di Flaiano e sto notando quanti elementi in comune abbia con “Fuga nelle tenebre” di Schnitzler. Il ruolo centrale della malattia innanzitutto, la ricerca ossessiva dei sintomi in sé e sul proprio corpo ma soprattutto negli altri, attraverso gli altri, all’esterno: nei café (Schnitzler) o al mercato (Flaiano); come a ricordare che la malattia altro non è che un processo, un processo eminentemente sociale. La malattia vissuta come stigma e la perdita inesorabile della vita (vita sociale prima ancora che biologica) che i protagonisti dei due romanzi incontrano –cercano – proprio nella speranza di sfuggire ad una malattia – all’idea di una malattia – che arrivano a vedere ovunque (vedere soprattutto per Schnitzler considerando quanto ritorna il tema dell’occhio e dello specchio). Ecco potrei sistemare questi appunti confusi e scriverci un post. Ma poi penso che di solito i termini di paragone sono tre e a me un terzo libro non viene in mente, per non parlare del fatto, poi, che quello di Flaiano non l’ho nemmeno finito. Potrei insomma fare un sacco di cose, ma come farle, se poi apro wordpress e tra le chiavi di ricerca delle persone arrivate su Tibten  trovo tallone creature istruzioni? Tutto davanti a questo perde di significato, diventa banale, obsoleto. E se poi considerate che vi figurano anche paciugosi piedi? Con che faccia potrei dedicarmi all’Amazzonia? E dove lo mettiamo filmati bei piedi pagare il piè di uno che odora i piedi? Come parlare di primarie, di votazioni, di Bersani se qui c’è da stabilire che ruolo abbiano ben due paia di piedi e un piede singolo? Chi paga? Chi annusa? Chi filma? Perché pagare il piede di uno che odora altri piedi? E poi, quello destro o quello sinistro sovvenzioniamo? Vi sembrano domande oziose? Considerate che tra le chiavi di ricerca figura anche a milano dove andare a leccare i piedi prima di esprimervi e vi inviterei a ponderare anche si spella il mignolo del piede foto già che ci siamo! Siete disgustati? Incazzati? Tranquilli, ho una chiave che fa per voi, che cade a fagiolo: insulti per un feticista del piede. Tutto torna no? E adesso, prima di lasciarci un ultimo ringraziamento di cuore, un ringraziamento davvero speciale da tutta la redazione di Tibten a chi ha digitato su Google quanti incesti in italia porno. Sentiamo di dirti grazie, soprattutto per quella parolina finale con la quale hai elegantemente chiosato e fatto intendere al motore di ricerca che a te della botanica non te ne poteva fregare di meno. Grazie a nome di tutti, speriamo che tu possa passare un sereno Santo Natale insieme a tutta la tua famiglia.

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