Vegan alla riscossa! Il meglio dai forum cruelty-free.

Cosa c’è in questo post? Una selezione di frasi prese da alcuni forum animalisti.

Qual è l’obiettivo del post? Fare ridere.

In che modo è possibile travisarlo? Considerando la selezione delle frasi come un modo per screditare i movimenti animalisti e le ragioni di vegetariani e vegani.

Cosa pensa Stefano di animalisti, vegetariani e vegani? Tutto il bene possibile.

Cosa pensa Stefano della frase “mangiare carne è nella natura umana”? Che è una cazzata.

Cosa pensa Stefano della catena alimentare? Vedi sopra.

Cosa pensa Stefano del gruppo facebook “le cazzate dei vegetariani”? Che sia frequentato per lo più da fascisti trogloditi.

A cosa paragonerebbe Stefano l’avversione di molti verso la dieta vegetariana? A quella verso l’omosessualità.

Cosa si sente di dire Stefano a vegetariani, vegani, trogloditi, fascisti, omosessuali, catene di alimentari o gruppi facebook? Nulla di nulla.

Precisazione animalista

Non sono lacrime, e non sono di coccodrillo.

(LullabyGolightly)

Le competenze del generalizzatore

ci tengo a sottolineare che non mi sogno minimamente di generalizzare, anche perchè non ne ho le competenze.

(gioman)

Ferisce più la penna che la brace

un vegano antipatico senza buon senso quando scrive certe cose fa danni a tanti animali

(Lemon tree)

La seconda rinascita

(evidentemente la prima rinascita lo aveva deluso)

per me è stato come rinascere una seconda volta!!

(Andre@)

Dio è vegan

il punto è che è difficile per molti sradicare un’abitudine, un condizionameto così profondo.. e io ormai penso che ci penserà Dio a loro

(universo)

Gli annunci impossibili

Cerco bambinaia per bambino crudo

(Stefanie)

Estremismo

in casi estremi o in situazioni estreme TUTTO diventa estremo

(dubh)

In nome del cane

lo sai perche’ intervengo ancora a risponderti? mica per te…… per gli animali..

(yasodanandana)

Momenti

Che bello!!! Qualcun’altro che crede nel farro!!!

(paola67)

Priorità

Ho mille pensieri in testa! Cerco di riordinarli, partendo dal meno significativo

(LullabyGolightly)

Happy cow

consiglia di bere il latte di mucca, in quanto più sattvico, ma alle seguenti condizioni: Che la mucca sia sana e felice

(Gandhi)

È quello della Lola?

Il latte di mucca può avere tracce di qualsiasi cosa che la mucca mangi incluso fuoriuscite radioattive provenienti dagli esperimenti nucleari

(Gandhi)

Errori in fatto di diete ed alimentazione

gastronerie

(abe_exodus)

Dentature di una volta

mio padre mi ha detto che di multivitaminici non ne ha mai preso, eppure spaccava le noci con i denti

(abe_exodus)

L’arrosto del ‘77

I vecchi cibi, stipati per anni da qualche parte per evitare danni, vengono rimessi in circolazione generando spesso le voglie di quei cibi che non assumiamo più.

(flib)

Senza titolo

So di alcuni crudisti vegani dal fisico indiscutibile

(blueyesvegan)

L’imboscata

Stavo benissimo, ma poi i carboidrati mi hanno teso l’agguato.

(Andrea68)

Chiome

a quell’uomo nessuno ha tolto un capello

(Stella10)

Cartesio was right!

Per caso o non per caso sono arrivata a leggere il libro sulla dieta senza muco e sentivo subito che il mio corpo ne è interessato.

(Zia Emma)

I fornelli degli orfanotrofi dei paesi lontani: un racconto breve.

C’è chi va in un orfanotrofio di un paese lontano, e a cui viene offerto un piatto di pastasciutta al formaggio dal sapore sgradevole, perchè fatta da bambini che non sanno cucinare: bambini che rischiano la vita per prepararti quel pasto, smanettando di nascosto con fornelli incandescenti, fonti inesauribili di fulmini e saette, per dimostrarti che sei importante per loro.

(LullabyGolightly)

Figli

non so la teoria e la pratica di questa mamma, però ti assicuro che avere un figlio “zampa di velluto” (o squalo, o Uomo delle caverne, ecc ecc) non è per niente facile.

(A. S.)

Il primo avocado

Oggi ho anche comprato il mio primo avocado da mettere nell’insalata…ma non so da dove partire!!!

(Vale6607)

Il piedistallo tra i piedistalli

Vi ammiro, ma piantatela di salire su di un piedistallo d’oro.

(LullabyGolightly)

I paragoni impossibili

la scienza è al servizio dell’industria, è affidabile quanto la strega che chiede al cacciatore di uccidere Biancaneve.

(MissMuffin)

Aggiornamenti di cui senti proprio il bisogno

Ho la pancia (vicino all’ombelico) sempre gonfia e secondo me c’è qualcosa che ristagna li da tempo. Vi terrò aggiornati

(Rosannadig)

“Pieta” di Kim Ki Duk: recensione, curiosità, balconing.

Vuoto dimensionale, solitudine, un opprimente senso di claustrofobia. Sono questi gli elementi che dominano “Pieta” di Kim Ki Duk, film che affronta la dura realtà di un quartiere di Seul nel quale la diffusione del balconing, specie nella variante coreana senza piscina, ha sconvolto il tessuto sociale dei suoi abitanti, tradizionalmente fondato su alcol e culto della lamiera. Tra la disperazione ed il senso di umiliazione che affligge coloro i quali non riescono a trovare il coraggio di lanciarsi si muove Ken-Do, il protagonista del film, teorico delle pippe notturne senza mani, il quale si aggira per il quartiere facendo nuovi adepti con dei metodi forse brutali, ma dalla sicura efficacia. Tra vecchi e nuovi pipparoli una donna misteriosa entra però nella vita di Ken-Do, stravolgendone gli equilibri. Dopo numerosi colpi di scena si scopre che la donna niente altro è che la campionessa coreana di balconing che, afflitta dal suicidio del figlio, ossessionato dalle vertigini ereditate per via paterna, decide di porre fine alla moda del balconing realizzando il balconing perfetto. Ken-do, colpito dal gesto tecnico della donna, cerca conforto tra i suoi adepti, ma scopre che questi in realtà questi lo hanno rinnegato a causa di alcuni suoi comportamenti impuri con la mano della donna. Oramai solo e disperato Ken-Do cerca di riconquistare l’amore della sua gente lanciando la moda dei maglioni corti e zozzi. Fallito questo ultimo estremo tentativo Ken-Do è oramai ad un passo dalla pazzia. Nell’ultima e struggente scena lo vedremo affidare tutto il proprio dolore alla Land Art.

Curiosità

– “Pieta” è stato girato in appena un mese, in seguito ad una scommessa tra il regista Kim Ki Duk ed un barista di Salonicco che ha chiesto di restare nell’anonimato.

– Appassionati cinefili di tutto il mondo si sono divertiti a scovare errori nella pellicola. Quello più eclatante è la presenza di una anziana donna che appare nitidamente dietro la protagonista poco prima che questa esegua il balconing finale.

– Il film ha avuto il patrocinio del Ministero della salute coreano. Sarà proiettato all’interno delle scuole nell’ambito di un progetto mirato a promuovere tra le nuove generazioni il consumo di cibi a kilometro zero e possibilmente vivi.

– Il ruolo del futuro padre pronto a sacrificare le proprie mani è stato interpretato da Jin Ji Woo, famosa rockstar coreana idolo dei teenagers. La canzone che accenna alla chitarra è tratta da “Sapido”, il suo ultimo disco, tra i più scaricati su I-tunes.

Hanno detto su “Pieta”

“Kim era perfettamente partecipe della causa. L’idea del frigorifero buttato in terra è stata sua” (Cho Yong Doo, Ministro della salute Sud Coreano)

“A noi Kim Ki Dux non dispiace” (Gianluca Iannone, leader CasaPound Italia”)

“Prima Pietà, poi Pieta, poi di nuovo Pietà e poi no, tutti dicevano Pieta…sapete che ve dico? Che io…” (Paolo Mereghetti, critico cinematografico)

“Senza Nonno Libero io dico che non è pensabile. Scarpati non può reggere da solo tutta quella… è troppa l’aspettativa da parte del pubblico” (Micheal Mann, regista e presidente della 69esima Mostra del Cinema di Venezia)

“Lui era sbronzo marcio, nemmeno si reggeva in piedi. Pensavo di vincere facile ed invece… non li ho i suoi soldi e sono mesi che vivo nel terrore che torni, quell’uomo è pericoloso, dico davvero!” (Ambrosios T., barista)

“Mi ci sono riconosciuta. Anche io di notte metto sempre il silenzioso” (Paola Barale, showgirl)

“Un film che ti tocca dentro” (Beppe Bigazzi, faccendiere)

“Coreani, coreani, coreani, sempre film coreani” (Massimiliano Latorre eSalvatore Girone, militari)

“I peggiori schiaffi della storia del cinema” (Bud Spencer, attore)

“Lino sa bene che per lui un ruolo ci sarà sempre nei miei film” (Micheal Mann, regista e presidente della 69esima Mostra del Cinema di Venezia)

“Ma poi, ma si può sapere che le ha dato da mangiare a quella, ‘na palla?” (Paolo Bertetto, critico cinematografico)

“In sala si sono girati tutti verso di me durante quella scena. Possibile che io ormai debba persino aver paura di andare al cinema, perché se per caso esce fuori un pollo…  ” (Richard Benson, artista)

“Ho pianto” (Renzo Bossi, figlio)

“Ci è costato molto meno di quello che pensate” (Amancio Ortega Gaona, imprenditore, proprietario del marchio Zara)

“Un capolavoro assoluto, ma io su Kim Ki Duk sono di parte” (Antonio Cassano)

Il regista Sud-coreano Kim Ki Duk a Venezia mentre imita uno di quei gatti cinesi del cazzo

                        

 

Invio di proposte editoriali a Stefano Mosso: istruzioni che gradirei fossero lette con attenzione.

Gentili editori,

a fronte delle numerose proposte che mi vengono quotidianamente sottoposte sono stato costretto a compilare alcune indicazioni che siete pregati di leggere attentamente prima di inoltrare al sottoscritto qualsiasi tipo di proposta di pubblicazione.

Indicazioni generali.

Prima di contattarmi siete pregati di valutare attentamente che la vostra linea editoriale sia affine a quello che scrivo. Non avendovi io mai inviato un tubo significa che dovrete andare a naso. Il mio account facebook è privato e Twitter lo uso pochino, ma dando un’occhiata alla mia foto di profilo e, soprattutto, a quella dei miei amici potreste farvi già un’idea, specie se non è estate, Natale, periodo di mondiali di calcio o di linciaggio di femmina in qualche paese islamico.

Tendenzialmente non scrivo poesia, non scrivo gialli, saggi, romanzi rosa, libri per bambini, libri per anziani, libri per adolescenti, libri per Bruno Vespa, manuali per trovare la serenità, per perderla, per trovarla facendo credere che non l’abbiate trovata, per fare sughetti veloci, per defecare senza emettere rumori o per farlo all’aria aperta, fischiettando e con indosso una salopette jeans ed un cappello di paglia, ma provate lo stesso. Magari mi beccate sbronzo, a corto di soldi o in salopette jeans, episodi che ultimamente tendono a verificarsi contemporaneamente.

Vista la grande quantità di proposte che ricevo quotidianamente siete pregati di telefonare per accertarvi dell’avvenuto arrivo della proposta o dell’esito della valutazione. Difficilmente al telefono entrerò nel merito, ma mi sono persuaso del fatto che ricevendo tante telefonate la mia coinquilina figa finirà col credere che io sia un tipo tosto.

Prevedo di rispondere entro 7 mesi dall’arrivo della vostra proposta. Nel caso di rifiuto risponderò comunque con una lettera standard nella quale, dopo alcune sentitissime frasi di circostanza, passerò a parlare di me idealizzando il mio passato. Mi aspetto comunque di ricevere una lettera standard alla mia lettera standard di rifiuto, portata da un postino standard e con tanto di divisa standard. Avete carta bianca relativamente al contenuto della missiva, ma mi piacerebbe trovarci almeno qualche riga su gatti e video di gatti che vi hanno colpito.

Indicazioni tecniche.

Più o meno dall’avvento di internet prendo in considerazione solo proposte pervenutemi in formato cartaceo (non prenderò in considerazione proposte inviate tramite mail, cd rom, fax, piccioni, colombe, falchi, aquile, biscotti della fortuna, cantanti rionali prezzolati, postini di “C’è posta per te”, Gianluca Vialli). Nel caso voi siate la Castelvecchio editore sappiate che prenderò in considerazione vostre proposte solo se pervenutemi tramite floppy disc.

La proposta (ad eccezione di Castelvecchio che deve munirsi di floppino) deve essere presentata in fogli formato A4, solo fronte, con le pagine numerate e molto ben profumate. Non mi interessa che siano rilegate e non pretendo che utilizziate un particolare carattere tipografico, ma per favore fate vedere che un po’a me ci tenete eh!

Disegni colorati di gatti, specie se tratti da qualche video virale, sono graditissimi.

Non nascondo che la presenza di disegni di gatti può influire sulla valutazione della proposta.

Il vostro nome (niente cognome!) deve essere ripetuto in stampatello anche sull’eventuale disegno di gatti allegato, insieme ad un titolo del disegno e alla data nella quale è stato realizzato.

I disegni di gatti, specie se ben fatti e tratti da video virali, non potranno essere restituiti per nessuna ragione e nemmeno a spese del destinatario.

Grazie infinite dell’attenzione,

Stefano Mosso.

FloppyDisk

I peggiori dieci commenti che potreste ricevere su WordPress. (Specie se siete affetti da favismo).

Piccola premessa. La maggior dei post che trovate su Tibten sono stati fatti andando a spulciare la rete alla ricerca dei più significativi commenti dei vari utenti di social network e forum. Mi sono occupato del blog di Grillo, di neofascisti, di feticismo del piede, di viaggi (questo ve lo consiglio), di donne&parrucchieri, di ufologia e di altri argomenti che trovate cercando negli archivi del blog. L’ho fatto perché è divertente e la cosa mi ha dato la possibilità di riflettere sul rapporto tra scrittura e internet. Stavolta, invece, mi sono voluto divertire. Questo significa che tutti i dieci commenti peggiori che trovate tra poco sono tutti frutto della mia fantasia. Badate bene, però, che non ci tengo particolarmente alla loro paternità, che tradotto significa che ve ne potete tranquillamente appropriare se il caso lo richiede. Vi chiederei di non farlo qui però, anzi vi invito a trovare commenti peggiori di quelli che ho inventato io e a farcirci per bene questa pagina. Sempre che voi ci riusciate si intende ; )

Buona fortuna!

I peggiori dieci commenti che potreste ricevere su WordPress

1 Cioè fantastico! Sono rimasto piegato dal ridere per due ore, stavo per sentirmi male… poi ho cliccato sulla tua pagina.

2 Caro xxxxxx, non vorrei risultarLe pignolo, ma ESATTAMENTE un anno fa (ho controllato la data) Lei pubblicò un articolo quasi identico a questo che aveva come tema il dolore che Le aveva provocato la morte di una persona a Lei cara. Volevo ricordarLe che nessuno La obbliga a tenere un blog! Non c’è niente di peggio di chi, come Lei, ricicla i suoi stessi articoli. Cosa pensava che non se ne sarebbe accorto nessuno?

3 Avete rotto i cojoni sardi demmerda! Ce frega ‘n’ cazzo a noi de Zedda, de Oristano e dell’Icnhusa. Sapete che c’ho pe’voi? Appositamente pe’ voi e soprattutto bella fresca? ‘Sta FAVA!!! Se Se, ho detto proprio FAVA! ‘Mo come la mettete? FA-VA!

4 Quindi mi faccia capire, lei ha perso il lavoro e, in seguito a questo avvenimento, ha deciso di aprire questo blog… Maaaa, sbaglio o è suo il cellulare che non sta squillando?

5 Articolo interessante! Mi ha colpito molto la parte sui comportamenti delle capre in Germania durante il solstizio d’estate del ’44. Ho trovato forse leggermente forzato il collegamento tra i fenici ed i Chicago Bulls del secondo Three-peat. Devo ammettere che, per quanto io segua il basket NBA, non ero a conoscenza del fatto che Steve Kerr fosse nato proprio in Libano e che il padre fosse un agente governativo statunitense (!) poi ucciso dai nazionalisti, o, come lei sostiene, presunti tali ; ). Non ricordavo nemmeno che Kerr avesse iniziato la carriera con i Phoenix Suns prima di arrivare ai Bulls e vincere tutto (che strano proprio in Arizona eh ; )). Ammetto sì che le coincidenze sono diverse, ma da qui a sostenere che Kerr faccia parte della Confederazione Galattica di Luce ce ne passa. Non voglio per forza negare la sua tesi (nemmeno io sopporto i negazionisti per partito preso) dico solo che c’è bisogno di più di qualche indizio… certo che quei “soli” fanno pensare e poi anche una certa somiglianza con i pleiadiani non voglio negarla… staremo a vedere ; ) … Ho controllato e…accidenti, Kerr adesso fa il telecronista televisivo! Lo sapeva? Comunque il miglior sesto uomo bianco che io ricordi.

6 Cara vagina. Ho letto uno dei tuoi ultimi post e vedo che continui a chiamare noi uomini “cazzetti”, nonostante l’ultima volta che sei venuta qui ad Anguillara sembravi decisa a non utilizzare più questo termine o, quantomeno, a farlo contestualizzandolo. Devo ammettere a questo punto che più che “memorie di una vagina” il nome perfetto per il tuo blog sarebbe “memorie corte di una vagina”. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Tuo  Massimone “iron” Pezzacotta.

7 Bell’articolo. Sta pensando anche ad una versione senza spocchia?

8 Salve. È trascorso tanto tempo dall’ultima volta che ci siamo visti e, purtroppo, credo che lei non si ricordi più di me. Io invece la penso spesso ed ogni tanto mi sorprendo a cercare nei suoi articoli tracce di quegli anni trascorsi insieme, di quegli anni felici passati all’insegna dell’impegno comune. Spesso mi chiedo dove sia finito quel ragazzo trasognato e brillante che aveva nei miei riguardi sempre una parola giusta, un pensiero carino e che, nonostante la giovanissima età, sapeva darmi sicurezza e rispettarmi come pochi altri facevano. Lo so, oramai lei ha altri interessi e tutt’altre frequentazioni, tutti questi discorsi, temo, non le diranno nulla. Questo non toglie che non potevo davvero restare in silenzio, ora che il mio tempo sembra davvero arrivato al termine. No, non potevo andarmene senza dirle che in tutto questo tempo io ho pensato a lei e a tutte le cose che abbiamo costruito insieme, anche se per lei, evidentemente, non sono stato altro che un giuoco d’infanzia frettolosamente accantonato. Sinceramente suo, il congiuntivo.

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10‏ E spero che Lei non venga a dirmi che trattasi di due persone morte nello stesso giorno ad un anno di distanza, perché non me la bevo! Troppi dettagli tornano nei due articoli: la morte prematura dei Suoi genitori nel rogo del discount; i sacrifici di questa donna per allevarLa e pagarLe le operazioni di cui necessitava per vivere; il fatto che nessun vincolo di sangue vi univa; il pignoramento della vecchia cassapanca dove le faceva le medicazioni; la distrofia che l’ha costretta nove lunghi anni a letto; l’irrazionale fobia per le cartelle della tombola che vi accumunava; il vinile di Nico e i gabbiani; l’origano; i ripetuti atti di vandalismo al cimitero. Troppe coincidenze! Verso la fine lei usa persino la stessa immagine dell’articolo dell’anno scorso, quando, parlando della donna scrive “paralizzata, inerme, quei suoi occhi su di me che imploravano pietà ed io che non potevo fare nulla, che non trovavo nemmeno il coraggio di chiamare la quaterna ”… stesso articolo, stessa persona! Si vergogni!

Stefano Mosso

L’amico del ragazzo cieco. Scena in una caffetteria sulla quale rifletto per colpa delle paraolimpiadi.

Roma, via dei Marsi, quartiere San Lorenzo, 3 settembre 2012, ore 19.00 circa. Piove, molto. Siedo con un amica all’interno di una caffetteria davanti ad una manciata di biscotti e due tazze di the (orange io, verde, credo, lei). La ragazza che ce li ha serviti (i biscotti perché quanto al the, a prescindere dal gusto, fai da solo) si annoia e guarda verso lo stereo, dal quale giunge della musica che, si intuisce, poco apprezza. Il mio the ricorda vagamente il Tachifludec.

Si apre la porta, entrano due ragazzi. Uno dei due cammina appena dietro l’altro, tenendo la mano sinistra poggiata sulla spalla destra di quello che lo precede. È cieco. I ragazzi si fermano al centro del locale dove il ragazzo cieco ascolta il suo amico descrivergli grossolanamente l’arredamento della caffetteria. Poi danno delle indicazioni alla ragazza e puntano verso un tavolo che si trova qualche metro dietro quello dove siamo noi. Chiacchiero con la mia amica. Sfogliamo dei libri sui biscotti che sono disposti su una panca vicina al nostro tavolo. Scopriamo che non è difficile fare i krumiri, che serve il baking per qualsiasi cosa tu voglia fare, che per fare i krumiri c’è però bisogno della classica siringa da krumiri. Ad ogni ricetta corrisponde una fotografia a tutta pagina. Dallo stereo arriva “Breathe” di Midge Ure. L’ascoltiamo e cerchiamo di ricordare quale pubblicità avesse portato notorietà a questa canzone. I ragazzi sono dietro, sorseggiano the, mangiano biscotti, parlano, ma non sentiamo cosa dicono. Sono seduti davanti una vetrina che dà sulla strada. Ha smesso di piovere. Parliamo del fatto che ha smesso di piovere e di quanto sarebbe conveniente aprire una pasticceria a San Lorenzo. Conveniamo che sia stata la pubblicità della Swatch.

Finiamo i biscotti, il the era finito già da prima. Dallo stereo arrivano le prime note di “Bomba” di King Africa, ma la ragazza si lancia sul tasto >> dello stereo e la canzone si interrompe dopo pochi secondi. La canzone successiva non la ricordo. Sento dei rumori dietro di noi, rumori di sedie che si muovono. L’amico del ragazzo cieco si alza e si dirige verso il bancone col portafogli in mano. Anche il ragazzo cieco si alza. L’amico del ragazzo cieco viene raggiunto dalla voce del ragazzo cieco quando è a metà strada tra la cassa ed il suo amico. Il ragazzo cieco ha capito cosa sta per fare il suo amico e gli chiede di non procedere, di lasciare che sia lui a pagare, poi cerca di fare qualche passo nella direzione dell’amico. L’amico resta qualche istante immobile, come indeciso sul da farsi, poi torna sui suoi passi, offre la spalla destra alla mano dell’amico ed insieme raggiungono la cassa. Qui, uno di fianco all’altro ed entrambi col portafogli in mano, discutono su chi debba pagare, producendosi in gesti piuttosto teatrali. Uno dei due, non saprei dire chi, alla fine salda il conto. Poco dopo, insieme, escono dalla caffetteria. Entrambi hanno il sorriso sulle labbra.