IO FACCIO IL MOONWALK

Circa due mesi fa me ne stavo, come sempre, a Monti, seduto sui gradini della fontana (sapete quale) a sorseggiare birra e vendere droghe sintetiche agli yuppies romani. D’ un tratto (si fa per dire) si palesa davanti a me e alla mia cricca (sì, d’ un tratto c’è anche una cricca) un giovane venditore indiano di paccottiglia (l’utilizzo del termine paccottiglia accostato a giovane venditore indiano non ha ambizioni xenofobe).

Il tale mostra la sua mercanzia con trasporto, al che io gli faccio capire che no, non sono interessato a vendergli droga. Il tipo (o il tale) allora si allontana, raggiunge il centro della piazza (si fa sempre per dire perché al centro ci sta la fontana) e inizia a sbracciare, a saltellare, a emettere tutta una serie di grida che chi conosce come me la cultura indiana sa essere una molto peculiare pratica culturale tesa a richiamare l’attenzione degli astanti.

Poco dopo, quando tutti lo stanno osservando, il tipo fa una cosa: una specie di ballo, o una camminata, qualcosa di sensuale, ipnotico, vagamente evocativo. Mi guardo, incredulo, intorno a me alla ricerca di una spiegazione, di una luce, di un faro. I miei occhi vagano tra la folla fino a quando si imbattono in una piccola figura che, in piedi a pochi metri da me, mi stava osservando. Lo riconosco, è Giancarlo Magalli, il noto show – man che mi appare ogni volta che mi trovo in difficoltà. Giancarlo alza simbolicamente la Moretti che tiene in mano verso di me, sorride, mi strizza l’occhio poi mi fa: ” La parola che cerchi è moonwalk”.

Dopo un momento di smarrimento ringrazio Giancarlo con gli occhi (si fa per dire), mi alzo, lancio le pasticche di droga sulla piazza, generando una specie di rissa tra yuppies e piccioni, poi salgo sui miei rollerblade che avevo legato a due pali lì vicino e filo via verso casa.

Da quella sera stessa ho iniziato a lavorare duro al mio moonwalk (si scrive corsivo solo se a pronunciarlo è Magalli). Non è stato facile, per niente, specie se considerate che il rettilineo più lungo in casa mia misura 84 centimetri, ma posso affermare di esserci riuscito. Altro che pasticche, altro che droga, altro che fontane. Ho trovato il mio posto nel mondo. Marcel Marceau è morto, Michael Jackson è morto, Neil Armstrong pure. Oggi spetta a me portare il moonwalk nel mondo.

Grazie

P.S. Questo post è stato scritto per giustificare l’assenza dell’autore dal blog e per smentire le voci di taluni che volevano questa essere relazionata in qualche modo con i risultati elettorali. Il racconto, ad eccezione della parte in cui vendo droga nel quartiere Monti, della comparsa dell’ambulante indiano, e della mia scelta di imparare il moonwalk è da considerarsi frutto di fantasia. Un ringraziamento particolare va a Giancarlo Magalli che si è prestato in un ruolo non facile e lo ha fatto con l’impegno, l’umiltà e la straordinaria professionalità che lo hanno sempre caratterizzato. Grazie di cuore Giancarlo, alla prossima.

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