“Ma io e te siamo amici?”. L’amicizia su facebook con una morale che non ti aspetteresti.

Claudia frequentava come me la prima elementare ed era un gran bel pezzo di bambina. Così, quando un giorno mi fece pervenire un foglietto contenente una domanda a risposta chiusa, dopo aver esaminato la domanda (tivuoimettereconme?) e fatta una rapida valutazione delle tre alternative (si-no-forse) non ci pensai più di tanto e apposi una crocetta sul quadratino corrispondente la risposta affermativa. Un secondo dopo alzai gli occhi e realizzai che qualcosa era successo. Ero sempre Stefano, un bambino italiano di sei anni, un figlio, un fratello, uno studente, un futuro calciatore (sic!), un felice possessore di Commodore 64 e tante altre cose sicuramente, ma la mia identità si era arricchita di una nuova dimensione: adesso ero anche un fidanzato. Quel pezzo di carta era stato in grado di fare qualcosa, di sancire la nostra unione, di cambiare il nostro status: non eravamo più due individui, eravamo una coppia.

L’idillio iniziale con Claudia si trasformò presto in incubo. Se tra di noi si andava d’accordo dovemmo renderci presto conto di quanto era difficile gestire la nostra unione con gli altri. Già, perché se quel foglietto aveva cambiato le cose tra noi questo significava che anche le cose tra noi e il mondo dovevano ridefinirsi. Il nostro mondo, che al tempo coincideva grossomodo con le mura della nostra aula, era formato da due gruppi contrapposti: maschi e femmine. Ci scherzavano, ci additavano, divenimmo oggetto di canzoncine e disegni di cattivo gusto: maschi e femmine avevano trovato un terreno nuovo dove scontrarsi e quel terreno eravamo io e lei. Tenevo a Claudia, ma tenevo anche ai rapporti con il mio gruppo di riferimento (i maschi) e immagino che Claudia fosse attraversata da tensioni simili. Finirono per metterci uno contro l’altra. Eravamo troppo giovani per gestire queste due identità conflittuali e finimmo per lasciarci. Non mi ricordo quando successe, ma di una cosa sono sicuro: quello che fu sancito da un accordo scritto, da un contratto se vogliamo, fu sciolto tramite un accordo verbale. Con il senno di poi fu una fortuna che non firmammo il foglietto perché altrimenti, da un punto di vista legale, credo che Claudia potrebbe avanzare rivendicazioni su di me.

Alle medie ed alle superiori, così come all’università, ebbi altre relazioni. Di solito si chiedeva alla ragazza di uscire e dopo un po’ che ci si frequentava si affrontava il discorso relativo alla qualità della relazione che ci univa. A volte si decideva per una relazione, altre volte no ed amici come prima. Tutto questo, però, veniva regolato tramite accordi verbali, accordi vincolanti per carità, rafforzati da comportamenti ben precisi e da segnali ben codificati rivolti tanto a noi quanto a persone esterne e potenziali altri partner.

Quello su cui vorrei puntare l’attenzione è che nelle relazioni sentimentali vi è sempre un momento in cui ci si domanda “ma io e te, stiamo insieme?”. Nel caso della parentela invece, qui mi limito al nostro contesto europeo, una domanda come “ma io e te siamo parenti?” non avrebbe senso (con buona pace della serie Beautiful). Grossomodo sappiamo con chi siamo imparentati e, soprattutto, non lo abbiamo scelto noi. Certo, poi c’è il matrimonio a scombussolare il nostro sistema e a farci acquisire nuovi parenti, ma credo che questo non aggiunga molto alla discussione, anche se lasciatemi sottolineare come il matrimonio si basi su di un sistema che di colpo ci fa tornare all’età di sei anni, al contratto.

Concentriamoci ora su Facebook. FB è fondato su di un sistema molto particolare: la richiesta di amicizia, amicizia che può essere accettata o rifiutata. È questa una pratica davvero singolare, perché se ha un senso chiedere ad una persona se questa ti consideri il proprio partner (abbiamo visto come sia necessario questo passaggio) ed invece non ha senso chiedere a qualcuno se è tuo parente (Ridge scopatutto permettendo) l’amicizia è l’unico dei rapporti sociali che c’è o non c’è e fare domande come “ma io e te siamo amici?” oppure “ma io e te stiamo diventando amici” (sempre Beautiful permettendo) suona piuttosto ridicolo. Certo, a volte può capitare di dire a terzi che si è amici di qualcuno, magari per rimarcare che tale persona è qualcosa di più che un collega o, più frequente, può capitare di litigare con il proprio amico e discutere con lui di cosa significhi per voi l’amicizia. In questo caso saranno plausibili affermazioni come “non mi aspettavo questo da un amico” oppure “ti consideravo un amico ed invece” fino ad arrivare a frasi che sanciscono di fatto, almeno momentaneamente, la fine dell’amicizia (non faccio esempi che altrimenti mi intristisco). Quello che noterete è che sull’amicizia si può discutere, la si può interrompere, ma sta di fatto che essa c’è o non c’è e nessun accordo verbale, né tantomeno scritto, ne sancisce l’inizio.

Veniamo adesso alla morale. Molti adesso staranno partendo in quarta inveendo contro FB, sostenendo, forti della dimostrazione che ho fatto, che FB snatura la realtà dell’amicizia, riducendola ad una ridicola transazione, non distante da logiche prettamente commerciali (l’amicizia su FB è un’offerta da accettare o rifiutare). Non voglio e non posso negare questo. È evidente che il modello di riferimento è quello commerciale. Quello che però vi invito a fare è fermarvi a ragionare sul vostro rapporto con FB e tra FB ed il mondo. Fatevi questa domanda: FB vi rappresenta? Ha il compito di rappresentare le nostre vite? Credete sia possibile realizzare questo? Non sarà mai che state concedendogli troppo spazio proprio nel momento in cui cercate un modo corretto di utilizzarlo? Pensateci un attimo e poi discutiamone insieme.

Zurigo - Street Parade

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22 commenti su ““Ma io e te siamo amici?”. L’amicizia su facebook con una morale che non ti aspetteresti.

  1. elinepal ha detto:

    Vedo che già ci sono 4 share su FB e 12 su Twitter. Per me è chiaro che non c’è ne da ragionarci ne da discuterci più di tanto sul come e perché FB è troppo presente nelle vite di troppe persone. Per quanto mi riguarda è un bel giochino e un modo comodo di comunicare , specialmente per il mio lavoro. Invece trovo molto bello e stimolante chiacchierare sui vari blog che ho incontrato e che mi fa piacere seguire.

  2. stefano mosso ha detto:

    Ciao, veramenta stai asserendo qualcosa che io non ho detto nell’articolo, ovvero che FB è troppo presente nelle nostre vite. Non che abbia affermato il contrario, semplicemente il senso dell’articolo era un altro, ovvero ragionare sul modo con cui noi percepiamo FB. Dicci di più su quello che FB è per te magari …dici che per te è un giochino ma anche utile per il lavoro…anche io ne faccio un uso simile e similmente lo concepisco…ma dicci di più, sù, non essere timida…

  3. minimetal ha detto:

    non ricordo, ieri, a quale telegiornale ho sentito che le generazioni digitali non percepiscono il distacco tra reale e virtuale così come facciamo (o perlomeno ci proviamo!) noi. e in effetti considerando che la banda larga 24/7 non è un optional (digital divide permettendo) potremmo considerare i social come una delle qualsiasi estensioni che ci consentono di essere e di esprimerci. il tuo primo paragrafetto mi ha comunque ricordato “contro l’amore” di laura kipnis. 🙂 alla fine credo che il face ci rappresenti eccome, così come ci rappresenta il modo in cui vestiamo o ci atteggiamo insomma.

    • stefano mosso ha detto:

      Sarebbe molto interessante questa cose della differenza tra le nuove generazioni e noi (in realtà io ho 28 anni e non saprei dove collocarmi di preciso) sulle modalità di percezione… Se trovi del materiale inviamelo pure o scrivilo qui come commento, mi piacerebbe approfondire la questione… certo ci dovremmo dotare di una definizione di virtuale, immagino che ci abbia lavorato un sacco di gente su queste cose… Per me sono, invece, argomenti abb nuovi….dunque invito chiunque a postare contributi e a segnalare riferimenti interessanti…. Ti ringrazio molto, davvero : )

  4. chiaralorenzetti ha detto:

    Vivo Fb come un’esperienza della vita. Mi ha fatto conoscere alcune persone nuove, anche se per la maggior parte sono amici che frequento nella vita reale. Con queste persone nuove, conosciute nell’ambito della poesia, ho costruito rapporti efficaci e con alcuni di loro mi frequento appena possibile. Nel mio profilo ci sono io, la mia famiglia, le foto e le cose che scrivo, i miei interessi e quello che faccio su Fb,oltre che usarlo con la pagina per il lavoro e per il coro dove canto, è condividere parole e immagini.
    Lo trovo uno strumento efficace, anche se lo uso solo quando ho un pc acceso. Non ho nè lo voglio sul telefono.
    vedo spesso usi impropri secondo il mio giudizio, fake o profili falsi, ma da quest persone sto alla larga. L’amicizia su fb? La chiedo sempre con un mess di presentazione.
    Interessanti spunti danno le tue riflessioni. Ciao

    • stefano mosso ha detto:

      Bene, grazie mille della condivisione. vado subito a quello che mi interessa…hai parlati di “usi impropri secondo il tuo giudizio”…ti dispiacerebbe cercare di definire meglio questo concetto? Cosa è per te un uso improprio? Puoi portare degli esempi concreti? Si fa per ragionarci sopra, non voglio convincerti di niente… ; )

      • chiaralorenzetti ha detto:

        Profili inventati, Gente che li usa per curiosare nella vita degli altri senza essere riconosciuta.

      • stefano mosso ha detto:

        Sono la stessa cosa o due cose diverse. Cioè tutti quelli che usano profili inventati secondo te li usano per curiosare? Ti faccio un’altra domanda (liberissima di non rsp): sapresti indicarmi qualche regola su come usare FB? Sempre secondo te ovviamente… : )

  5. chiaralorenzetti ha detto:

    Non sono la stessa cosa, non sempre. Alcuni creano profili falsi per gioco, altri per curiosare. Regole di Fb: non usare turpiloquio, non bestemmiare, non riempire i propri stati con insulti, amarezze, depressioni. Rispondere ai messaggi, se si condivide da altra bacheca, ringraziare dopo averlo fatto.

  6. icalamari ha detto:

    Wow, sei decollato! io non ci sono su Fb, ma ci sto riflettendo.
    Ciao 🙂
    f

    • stefano mosso ha detto:

      Nel senso che mi manca il collo??? Beh, sei perfetta per la mia indagine…come mai non ci sei? Spiega se ti va…

      • icalamari ha detto:

        Eh.
        Inizialmente avevo problemi a far circolare fatti miei, ci andavano di mezzo certe creature che erano ostaggi della politica internazionale (lo so che ti sei già perso, fai un atto di fede).
        Poi, risolto il problema, ho capito (vox populi eccetera…) che Fb viene usato principalmente per rintracciare gli ex. Altra cosa di cui non sentivo il bisogno. Di rintracciare o farmi rintracciare.
        Gli altri amici, quelli veri, ho il vizio di sentirli alla bisogna. Raramente quindi. Ma con grande soddisfazione reciproca 😀
        Da poco, col blog, sto iniziando a ragionare su utilizzi meno pecorecci o goliardici. Vedremo.
        Bravo Stefanì

      • stefano mosso ha detto:

        Interessante questa tuo cosa degli ex….no, non mi pare di aver mai sentito nessuno lamentarsi di questo…evidentemente tu devi avere un numero di ex superiore alla media… ; )

      • icalamari ha detto:

        Evidentemente.
        E anche altre persone che conosco…
        🙂

      • stefano mosso ha detto:

        ahahaha…..naaaaaa…erano solo funzionali al post…io ho avuto pochissime relazioni, poche ma buone è la mia filosofia ; )

      • icalamari ha detto:

        Beato te, che ragazzo equilibrato.
        😉

  7. ZazuMove ha detto:

    Ciao Stefano,
    interessante questo discorso! “FB vi rappresenta? Ha il compito di rappresentare le nostre vite?” hai chiesto. Dico NO, assolutamente no – Facebook non puo fare questo per noi – solo noi possiamo rappresentarci NELLA VITA REALE e non nella vita virtuale. FB mette a disposizione i mezzi per communicare ad una base commerciale, come hai scritto tu, sia “un’offerta da accettare o rifiutare” sia per il suo guardagno. Tutto lì! Ah, stop… dimenticavo: FB è anche un collezionista, raccoglie e salva tutte le nostre date – così siamo diventati ´vitreo` … un lato che non mi piace per niente, anche perchè non si sa dove finiscono queste nostre date. Ma torno al punto che noi dobbiamo essere in grado di rappresentarci. Amicizia cresce – è un percorso, si fa “una strada insieme”, qualche volte le strade si dividono, si puo ritrovare, etc. e tutto questo – ovviamente – senza metterci d’accordo prima (sono d’accordo con i tuoi pensieri!). Allora, fare e avere amicizia è una esperienza che fa parte della nostra vita, che fa diventare una persona sociale nella vita reale, -quotidiana, -professionale, etc. Questo è difficile in FB dove si usa un medio che si chiama ´social network` – non si usa la propria capacità. La vita virtuale è solo una parte della nostra vita e sono convinta che questa parte è più fatto dalla nostra fantasia, in senso come vogliamo essere (per aver più amici per esempio (: ) – come vogliamo essere visto dagli altri per far parte. Per me amicizia non si puo costruire su una basa a) parziale e b) falsa (o meno forte: immaginata). Non vorrei dire che non ci sono persone sincere e che sanno usare FB, come le persone che hanno commentato qui sopra. Ma secondo me sono la minoranza. Poi: qualche settimana fa si ha ucciso una giovanne ragazza, Amanda Fox, e FB user avevano un mezzo in mano (so detto social network!!) per fa parte a questa morte – un altro punto di vista che a me fa paura! Spero tanto che i genitori guardano bene ai propri figli e insegnano come si usa FB: qualche chiacchierate e condivisioni con i veri amici, quelli che si incontra anche nella vita reale, per informarsi, per esempio di arte, concerti, musica (ah, c’è Youtube…) e senza divulgazione delle questioni personali (big brother is watching you)! Concludo con una citazione di Paulo Coelho “Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano.” Un caro saluto, Katharina
    PS scusa per il mio italiano, sicuramente il mio commento è piano di errori ed il testo è scritto in modo molto semplice. Sono straniera, di Germania, vivo in Italia ma da qualche mese parlo quasi esclusivamente inglese per motivi di lavora … beh, un misto a la grande (:

    • stefano mosso ha detto:

      Ciao, compliementi per il tuo italiano e grazie della tua anlisi molto dettagliata. Solo non ho capito questa cosa della ragazza morta e di facebook…Potresti spiegarti meglio e/o postare qualche linlk?

  8. ZazuMove ha detto:

    Ciao,
    “Cybermobbing” si chiama. Scusa, ho sbagliato il nome, si chiama Amanda TODD. È stata soggetto ad atti di bullismo – ha cominciato con una pubblicazione nel FB… Su google trovi la sua storia (e non è l’unica)! Un saluto,
    Katharina

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