LA LEGGE DEL BICCHIERE D’ACQUA

Ogni tanto, è sotto gli occhi di tutti, le persone cadono. No, non sto utilizzando un linguaggio metaforico, sto parlando proprio di quel rapido processo che porta un essere umano ad abbandonare la tanto sudata posizione eretta e schiantarsi al suolo. Passi falsi, scarpe inadeguate, pavimento scivoloso o sconnesso, malori: molteplici possono essere le cause di una caduta. Talvolta questa ha effetti seri, come una frattura, altre volte solo esilaranti, molto spesso uno di questi due elementi non esclude necessariamente l’altro.

Quello di cui vorrei parlare in questo post, però, non riguarda la caduta in senso stretto, quanto, piuttosto la gestione della caduta in un luogo pubblico e quella legge universale che io ho chiamato “la legge del bicchiere d’acqua”. Ma facciamo un esempio pratico che forse rendo meglio l’idea.

Prendiamo una signora che passeggi da sola amorevolmente per strada. Mettiamo che la signora inciampi in una buca e finisca in terra. A questo punto un numero che va dalle tre alle milleduecento persone si radunerà intorno al corpo della signora per soccorrerla e sincerarsi delle sue condizioni. La legge del bicchiere d’acqua stabilisce che a prescindere dal numero delle persone, dalla loro età, livello d’istruzione o classe sociale, ad un certo punto si materializzerà un bicchiere colmo d’acqua che verrà offerto all’inferma. Fateci caso, accade sempre. Spesso non si sa bene nemmeno da dove esca fuori, se da un negozio, dalla borsa di qualcuno oppure direttamente dal cielo, offerto dallo spirito santo. Una volta comparso il bicchiere tutti inviteranno con gli occhi la signora a sorbirne il contenuto, tutti saranno felice alla vista delle sue labbra accostarsi al sacro calice.

Adesso io non sono un medico, all’ allegro chirurgo facevo pena e “Esplorando il corpo umano” mi ha insegnato unicamente a non giudicare le persone in base alla loro barba. Nonostante questo, però, posso affermare con relativa sicurezza che la disidratazione abbia poco a che fare con le cadute a cui solitamente assistiamo. Non c’è nessuna ragione per la quale una vecchietta caduta in terra dovrebbe farsi una sorsata, eppure la legge del bicchiere d’acqua resta inattaccabile. Va da sé che l’acqua qui abbia un valore puramente simbolico. Quel bicchiere è il precipitato materiale della presa in carico da parte degli accorsi. Quel bicchiere significa: “Ecco, ci stiamo prendendo cura di te, lo vedi?”. Rende tangibile, concreto, qualcosa che non lo è, qualcosa che non viene detto e lo cementifica attraverso uno scambio (ti diamo l’acqua per te e tu la bevi per noi) che è quasi cerimoniale. Bello no? Direi di sì. Nonostante questo, ragionavo sul fatto che se dovessi io cadere, se dovessi farmi male e voi foste chiamati a soccorrermi, credo che un Rosso di Montalcino, un Nebbiolo, un Aglianico andranno benissimo lo stesso, specie se accompagnati con un primo importante, formaggi, minestre, affettati vari, dolce e caffè! Non fatevi scrupoli, dovrò rimettermi in forze e se non finisco tutto tranquilli, mi faccio la busta!

P.S. Non dimentichiamoci l’amaro per favore!

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Guadagna 486,25 Euro al giorno da casa.

Torno a casa da lavoro, accedo al mio profilo Facebook e mi accorgo di un fatto inquietante! Delle 7 inserzioni sponsorizzate che FB mi propone sul lato destro della pagina 4 riguardano somme che potrei guadagnare al giorno da casa, pare, con la massima facilità. Il problema è che si tratta di 4 cifre diverse tutte sulla stessa pagina! Una inserzione mi propone di guadagnare 395 Euro, un’altra 600, un’altra ancora 450 e l’ultima 500. Tralasciando il fatto che due tra queste utilizzano la stessa immagine mi sorge spontanea una domanda:

Chi, tra costoro, sta cercando di gabbarmi?

p.s. So che spesso questi banner sono mirati, devo preoccuparmi?

p.p.s. Le altre tre inserzioni erano una su delle giacche da neve in saldo, un’altra era quella del Bingo e come ultima mi proponevano un sito dove trovare ragazze single.

p.p.p.s. Ho scritto il precedente p.s. prevedendo che qualcuno me lo avrebbe chiesto.

p.p.p.p.s. Sì, sono quelle persone che ti guardano e fanno “Ah beh se sei acquario….ma devi dirmi l’ascendente!”

p.p.p.p.p.s. Sì, ho fatto la media matematica ed è uscito 486,25 euro al giorno.

p.p.p.p.p.p.s. Beh non lo so l’ascendente e non so nemmeno come si faccia a stabilirlo e no, non ci tengo che qualcuno me lo dica grazie.

p.p.p.p.p.p.p.s. Ripensandoci visto che devi lavorare e guadagnare da casa, forse la differenza potrebbe essere nella casa. Cioè in base alla casa che hai ti danno un tot al giorno. Non fa una grinzetta no? Cioè se hai una casa scrausa magari parti da 395 euro. Poi, considerando che sono quasi 12mila euro al mese, magari nel giro di un anno te ne compri una mejo di casa e così ti danno 450 euro. Poi ci metti la piscina, l’arredi bene e se la cosa va arrivi a 600. Sì, ne sono persuaso oramai, deve dipendere dalla casa….

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“Cambiamo decisamente argomento”. La scaletta dei telegiornali con buona pace di assiri e babilonesi.

Vi è una logica, un disegno, un pensiero intelligente nelle scalette dei TG. Non si tratta solo di anteporre politica ed economia a cronaca e costume fino a realizzare un percorso che va dal fatto più rilevante a quello meno. Vi è, spesso, proprio una ricerca di carattere estetico ad orientare la selezione delle notizie, un richiamo all’analogia, alla ricorrenza, a volte fino a creare una certa ridondanza. Avrete notato che vi è un’alta probabilità, quando viene data una notizia particolare, che nei giorni seguenti ve ne vengano segnalate di simili. Naufragio chiama naufragio. Stupro chiama stupro. Aggressione da parte di cane chiama altra aggressione. Disastro ambientale altro disastro. In mancanza di corrispondenza perfetta un disastro aereo può sostituire un naufragio così come lo stupro può chiamare aggressione e l’attacco di squalo in una zona remota del mondo seguire la signora azzannata dal Pit-Bull ad Isernia. Altre volte tali passaggi possono seguire logiche meno evidenti, al limite dei meccanismi inconsci di associazione. La scaletta del TG assomiglia molto alla retta evolutiva “assiri-babilonesi-fenici-egizi” che ci insegnavano a scuola, un percorso che deve condurre dallo spread al disco di Zucchero, dall’attentato al video virale, dalla guerra in Palestina alla rovesciata di Ibrahimović. Così, laddove quella ridicola storia evolutiva, di sapore positivista, tentava di giustificare il progresso – la storia – con i segni di questo progresso (ovvero la tecnologia espressa dalle civiltà che, tipo staffetta, si davano il cambio sulla linea) i TG, che procedono controcorrente, andando cioè dal serio al faceto, non potendo giustificare le loro scelte con una pseudoscienza cercano di creare delle scalette quanto più omogenee e lineari nel loro complesso. Per riuscire in questo scopo, per farci arrivare dal punto A al punto B come se questo percorso fosse la cosa più naturale – e giusta – possibile, hanno una sola possibilità: non farci percepire gli spazi, i vuoti, i passaggi tra i vari argomenti. Per questo le scaletta dei TG assomigliano in qualche modo ad un prodotto artistico e come tale potremmo forse studiarle. Vi sono, però, dei momenti nei quali il meccanismo, come dire, si inceppa, momenti nei quali non si può fare altro che passare da una notizia di cronaca, magari anche una brutta notizia di cronaca di quelle morbose che piacciono tanto, ad una notizia molto più leggera, una notizia di costume con le musichette allegre di sottofondo. È in questi casi che il sistema è scoperto ed il conduttore è il primo a rendersene conto. Mostrerà imbarazzo e, dopo aver annunciato il titolo della notizia frivola con l’immagine frivola già sul monitor, dirà una frase semplice, un piccolo inciso, dirà: “cambiamo decisamente argomento”. Cambiamo decisamente argomento. Fateci caso, lo sentirete ripetere molto più spesso di quanto crediate.

P.S. Ho buttato giù questa riflessione abbastanza di getto, immagino ci siano studi e materiale più compiuto sulla materia. Critiche, contributi e riflessioni, sono gradite.

Invio di proposte editoriali a Stefano Mosso: istruzioni che gradirei fossero lette con attenzione.

Gentili editori,

a fronte delle numerose proposte che mi vengono quotidianamente sottoposte sono stato costretto a compilare alcune indicazioni che siete pregati di leggere attentamente prima di inoltrare al sottoscritto qualsiasi tipo di proposta di pubblicazione.

Indicazioni generali.

Prima di contattarmi siete pregati di valutare attentamente che la vostra linea editoriale sia affine a quello che scrivo. Non avendovi io mai inviato un tubo significa che dovrete andare a naso. Il mio account facebook è privato e Twitter lo uso pochino, ma dando un’occhiata alla mia foto di profilo e, soprattutto, a quella dei miei amici potreste farvi già un’idea, specie se non è estate, Natale, periodo di mondiali di calcio o di linciaggio di femmina in qualche paese islamico.

Tendenzialmente non scrivo poesia, non scrivo gialli, saggi, romanzi rosa, libri per bambini, libri per anziani, libri per adolescenti, libri per Bruno Vespa, manuali per trovare la serenità, per perderla, per trovarla facendo credere che non l’abbiate trovata, per fare sughetti veloci, per defecare senza emettere rumori o per farlo all’aria aperta, fischiettando e con indosso una salopette jeans ed un cappello di paglia, ma provate lo stesso. Magari mi beccate sbronzo, a corto di soldi o in salopette jeans, episodi che ultimamente tendono a verificarsi contemporaneamente.

Vista la grande quantità di proposte che ricevo quotidianamente siete pregati di telefonare per accertarvi dell’avvenuto arrivo della proposta o dell’esito della valutazione. Difficilmente al telefono entrerò nel merito, ma mi sono persuaso del fatto che ricevendo tante telefonate la mia coinquilina figa finirà col credere che io sia un tipo tosto.

Prevedo di rispondere entro 7 mesi dall’arrivo della vostra proposta. Nel caso di rifiuto risponderò comunque con una lettera standard nella quale, dopo alcune sentitissime frasi di circostanza, passerò a parlare di me idealizzando il mio passato. Mi aspetto comunque di ricevere una lettera standard alla mia lettera standard di rifiuto, portata da un postino standard e con tanto di divisa standard. Avete carta bianca relativamente al contenuto della missiva, ma mi piacerebbe trovarci almeno qualche riga su gatti e video di gatti che vi hanno colpito.

Indicazioni tecniche.

Più o meno dall’avvento di internet prendo in considerazione solo proposte pervenutemi in formato cartaceo (non prenderò in considerazione proposte inviate tramite mail, cd rom, fax, piccioni, colombe, falchi, aquile, biscotti della fortuna, cantanti rionali prezzolati, postini di “C’è posta per te”, Gianluca Vialli). Nel caso voi siate la Castelvecchio editore sappiate che prenderò in considerazione vostre proposte solo se pervenutemi tramite floppy disc.

La proposta (ad eccezione di Castelvecchio che deve munirsi di floppino) deve essere presentata in fogli formato A4, solo fronte, con le pagine numerate e molto ben profumate. Non mi interessa che siano rilegate e non pretendo che utilizziate un particolare carattere tipografico, ma per favore fate vedere che un po’a me ci tenete eh!

Disegni colorati di gatti, specie se tratti da qualche video virale, sono graditissimi.

Non nascondo che la presenza di disegni di gatti può influire sulla valutazione della proposta.

Il vostro nome (niente cognome!) deve essere ripetuto in stampatello anche sull’eventuale disegno di gatti allegato, insieme ad un titolo del disegno e alla data nella quale è stato realizzato.

I disegni di gatti, specie se ben fatti e tratti da video virali, non potranno essere restituiti per nessuna ragione e nemmeno a spese del destinatario.

Grazie infinite dell’attenzione,

Stefano Mosso.

FloppyDisk

I peggiori dieci commenti che potreste ricevere su WordPress. (Specie se siete affetti da favismo).

Piccola premessa. La maggior dei post che trovate su Tibten sono stati fatti andando a spulciare la rete alla ricerca dei più significativi commenti dei vari utenti di social network e forum. Mi sono occupato del blog di Grillo, di neofascisti, di feticismo del piede, di viaggi (questo ve lo consiglio), di donne&parrucchieri, di ufologia e di altri argomenti che trovate cercando negli archivi del blog. L’ho fatto perché è divertente e la cosa mi ha dato la possibilità di riflettere sul rapporto tra scrittura e internet. Stavolta, invece, mi sono voluto divertire. Questo significa che tutti i dieci commenti peggiori che trovate tra poco sono tutti frutto della mia fantasia. Badate bene, però, che non ci tengo particolarmente alla loro paternità, che tradotto significa che ve ne potete tranquillamente appropriare se il caso lo richiede. Vi chiederei di non farlo qui però, anzi vi invito a trovare commenti peggiori di quelli che ho inventato io e a farcirci per bene questa pagina. Sempre che voi ci riusciate si intende ; )

Buona fortuna!

I peggiori dieci commenti che potreste ricevere su WordPress

1 Cioè fantastico! Sono rimasto piegato dal ridere per due ore, stavo per sentirmi male… poi ho cliccato sulla tua pagina.

2 Caro xxxxxx, non vorrei risultarLe pignolo, ma ESATTAMENTE un anno fa (ho controllato la data) Lei pubblicò un articolo quasi identico a questo che aveva come tema il dolore che Le aveva provocato la morte di una persona a Lei cara. Volevo ricordarLe che nessuno La obbliga a tenere un blog! Non c’è niente di peggio di chi, come Lei, ricicla i suoi stessi articoli. Cosa pensava che non se ne sarebbe accorto nessuno?

3 Avete rotto i cojoni sardi demmerda! Ce frega ‘n’ cazzo a noi de Zedda, de Oristano e dell’Icnhusa. Sapete che c’ho pe’voi? Appositamente pe’ voi e soprattutto bella fresca? ‘Sta FAVA!!! Se Se, ho detto proprio FAVA! ‘Mo come la mettete? FA-VA!

4 Quindi mi faccia capire, lei ha perso il lavoro e, in seguito a questo avvenimento, ha deciso di aprire questo blog… Maaaa, sbaglio o è suo il cellulare che non sta squillando?

5 Articolo interessante! Mi ha colpito molto la parte sui comportamenti delle capre in Germania durante il solstizio d’estate del ’44. Ho trovato forse leggermente forzato il collegamento tra i fenici ed i Chicago Bulls del secondo Three-peat. Devo ammettere che, per quanto io segua il basket NBA, non ero a conoscenza del fatto che Steve Kerr fosse nato proprio in Libano e che il padre fosse un agente governativo statunitense (!) poi ucciso dai nazionalisti, o, come lei sostiene, presunti tali ; ). Non ricordavo nemmeno che Kerr avesse iniziato la carriera con i Phoenix Suns prima di arrivare ai Bulls e vincere tutto (che strano proprio in Arizona eh ; )). Ammetto sì che le coincidenze sono diverse, ma da qui a sostenere che Kerr faccia parte della Confederazione Galattica di Luce ce ne passa. Non voglio per forza negare la sua tesi (nemmeno io sopporto i negazionisti per partito preso) dico solo che c’è bisogno di più di qualche indizio… certo che quei “soli” fanno pensare e poi anche una certa somiglianza con i pleiadiani non voglio negarla… staremo a vedere ; ) … Ho controllato e…accidenti, Kerr adesso fa il telecronista televisivo! Lo sapeva? Comunque il miglior sesto uomo bianco che io ricordi.

6 Cara vagina. Ho letto uno dei tuoi ultimi post e vedo che continui a chiamare noi uomini “cazzetti”, nonostante l’ultima volta che sei venuta qui ad Anguillara sembravi decisa a non utilizzare più questo termine o, quantomeno, a farlo contestualizzandolo. Devo ammettere a questo punto che più che “memorie di una vagina” il nome perfetto per il tuo blog sarebbe “memorie corte di una vagina”. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Tuo  Massimone “iron” Pezzacotta.

7 Bell’articolo. Sta pensando anche ad una versione senza spocchia?

8 Salve. È trascorso tanto tempo dall’ultima volta che ci siamo visti e, purtroppo, credo che lei non si ricordi più di me. Io invece la penso spesso ed ogni tanto mi sorprendo a cercare nei suoi articoli tracce di quegli anni trascorsi insieme, di quegli anni felici passati all’insegna dell’impegno comune. Spesso mi chiedo dove sia finito quel ragazzo trasognato e brillante che aveva nei miei riguardi sempre una parola giusta, un pensiero carino e che, nonostante la giovanissima età, sapeva darmi sicurezza e rispettarmi come pochi altri facevano. Lo so, oramai lei ha altri interessi e tutt’altre frequentazioni, tutti questi discorsi, temo, non le diranno nulla. Questo non toglie che non potevo davvero restare in silenzio, ora che il mio tempo sembra davvero arrivato al termine. No, non potevo andarmene senza dirle che in tutto questo tempo io ho pensato a lei e a tutte le cose che abbiamo costruito insieme, anche se per lei, evidentemente, non sono stato altro che un giuoco d’infanzia frettolosamente accantonato. Sinceramente suo, il congiuntivo.

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10‏ E spero che Lei non venga a dirmi che trattasi di due persone morte nello stesso giorno ad un anno di distanza, perché non me la bevo! Troppi dettagli tornano nei due articoli: la morte prematura dei Suoi genitori nel rogo del discount; i sacrifici di questa donna per allevarLa e pagarLe le operazioni di cui necessitava per vivere; il fatto che nessun vincolo di sangue vi univa; il pignoramento della vecchia cassapanca dove le faceva le medicazioni; la distrofia che l’ha costretta nove lunghi anni a letto; l’irrazionale fobia per le cartelle della tombola che vi accumunava; il vinile di Nico e i gabbiani; l’origano; i ripetuti atti di vandalismo al cimitero. Troppe coincidenze! Verso la fine lei usa persino la stessa immagine dell’articolo dell’anno scorso, quando, parlando della donna scrive “paralizzata, inerme, quei suoi occhi su di me che imploravano pietà ed io che non potevo fare nulla, che non trovavo nemmeno il coraggio di chiamare la quaterna ”… stesso articolo, stessa persona! Si vergogni!

Stefano Mosso

L’amico del ragazzo cieco. Scena in una caffetteria sulla quale rifletto per colpa delle paraolimpiadi.

Roma, via dei Marsi, quartiere San Lorenzo, 3 settembre 2012, ore 19.00 circa. Piove, molto. Siedo con un amica all’interno di una caffetteria davanti ad una manciata di biscotti e due tazze di the (orange io, verde, credo, lei). La ragazza che ce li ha serviti (i biscotti perché quanto al the, a prescindere dal gusto, fai da solo) si annoia e guarda verso lo stereo, dal quale giunge della musica che, si intuisce, poco apprezza. Il mio the ricorda vagamente il Tachifludec.

Si apre la porta, entrano due ragazzi. Uno dei due cammina appena dietro l’altro, tenendo la mano sinistra poggiata sulla spalla destra di quello che lo precede. È cieco. I ragazzi si fermano al centro del locale dove il ragazzo cieco ascolta il suo amico descrivergli grossolanamente l’arredamento della caffetteria. Poi danno delle indicazioni alla ragazza e puntano verso un tavolo che si trova qualche metro dietro quello dove siamo noi. Chiacchiero con la mia amica. Sfogliamo dei libri sui biscotti che sono disposti su una panca vicina al nostro tavolo. Scopriamo che non è difficile fare i krumiri, che serve il baking per qualsiasi cosa tu voglia fare, che per fare i krumiri c’è però bisogno della classica siringa da krumiri. Ad ogni ricetta corrisponde una fotografia a tutta pagina. Dallo stereo arriva “Breathe” di Midge Ure. L’ascoltiamo e cerchiamo di ricordare quale pubblicità avesse portato notorietà a questa canzone. I ragazzi sono dietro, sorseggiano the, mangiano biscotti, parlano, ma non sentiamo cosa dicono. Sono seduti davanti una vetrina che dà sulla strada. Ha smesso di piovere. Parliamo del fatto che ha smesso di piovere e di quanto sarebbe conveniente aprire una pasticceria a San Lorenzo. Conveniamo che sia stata la pubblicità della Swatch.

Finiamo i biscotti, il the era finito già da prima. Dallo stereo arrivano le prime note di “Bomba” di King Africa, ma la ragazza si lancia sul tasto >> dello stereo e la canzone si interrompe dopo pochi secondi. La canzone successiva non la ricordo. Sento dei rumori dietro di noi, rumori di sedie che si muovono. L’amico del ragazzo cieco si alza e si dirige verso il bancone col portafogli in mano. Anche il ragazzo cieco si alza. L’amico del ragazzo cieco viene raggiunto dalla voce del ragazzo cieco quando è a metà strada tra la cassa ed il suo amico. Il ragazzo cieco ha capito cosa sta per fare il suo amico e gli chiede di non procedere, di lasciare che sia lui a pagare, poi cerca di fare qualche passo nella direzione dell’amico. L’amico resta qualche istante immobile, come indeciso sul da farsi, poi torna sui suoi passi, offre la spalla destra alla mano dell’amico ed insieme raggiungono la cassa. Qui, uno di fianco all’altro ed entrambi col portafogli in mano, discutono su chi debba pagare, producendosi in gesti piuttosto teatrali. Uno dei due, non saprei dire chi, alla fine salda il conto. Poco dopo, insieme, escono dalla caffetteria. Entrambi hanno il sorriso sulle labbra.

 

Il finale di Batman (il cavaliere oscuro – il ritorno) con sondaggio.

Premesse.

C’è un cattivo asmatico che contende a Batman il premio di personaggio peggio doppiato della versione italiana.

Batman non ci sta e cerca la lite.

Batman ce le prende (e nemmeno poche) dal cattivo asmatico che lo gonfia pure al buio.

Batman viene buttato in fondo ad una specie di pozzo dal cattivo asmatico.

Batman ha la schiena davvero a pezzi.

Batman si cura la schiena con successo col bondage.

Il cattivo asmatico ha intanto in pugno Manhattan.

Batman cerca di scappare dal pozzo mentre gli altri che abitano il pozzo lo prendono per il culo in allegria.

(L’avete notato il giostraio che lega la corda agli arrampicatori?)

Batman fallisce. Il problema non è la scalata delle pareti del pozzo, ma un punto in cui deve fare un lungo salto.

Batman fallisce ancora. Si blocca sempre al punto del salto.

Batman al terzo tentativo riesce, eguagliando il record di salto in lungo che si scopre essere detenuto da una ragazzina di 6 anni e privando di fatto di senso la vita del giostraio addetto alle corde.

Ripetute scene di stalking a dei furgoncini.

Scene del cattivo asmatico un sacco cattivo.

Scene di gente che cammina sul ghiaccio.

Scene di tribunali che temo piacerebbero a molti nostri connazionali.

Batman è a Manhattan. Non si sa come sia arrivato. Veste casual.

Batman si veste da Batman e incontra gente, tra cui Catwoman vestita casual. Fanno un patto.

Le forze di polizia, da un mese nelle fogne, vengono liberate.

Batman guida la rivolta delle forze di polizia a Downtown.

Straordinario l’attaccamento delle forze di polizia alla divisa. Dopo un mese di fogne l’hanno tenuta come nuova.

Batman cerca il cattivo asmatico per menarsi. Lo trova a Downtown.

Il cattivo asmatico dimostra di poter abbattere grosse colonne di Downtown con la sola forza dei suoi pugni.

Batman mena il cattivo asmatico e scopre cose che avrebbe potuto capire prima con poco sforzo.

Batman prende coltellata a tradimento da gran figa.

Catwoman para il culo a Batman. Siamo sempre a Downtown.

Muore cattivo asmatico.

Muore lo scagnozzo figo del cattivo asmatico, personaggio del tutto indefinito ma che aveva strappato numerose inquadrature per tutto il film, specie a Downtown.

Scongiurata la scena del furgoncino che cade dal ponte che io paventavo fortissimamente memore di Inception (sempre di Nolan).

In tutto questo mi sono dimenticato del commissario di polizia che fa cose e rischia la vita più volte.

Mi sono dimenticato anche che incombe una bomba atomica su Manhattan e su Morgan Freeman.

Catwoman e Batman però intanto si baciano come se non ci fosse bomba e Morgan Freeman.

Batman sale sul suo Bat-coso e parte con la bomba al seguito per scongiurare una detonazione su Manhattan, su Morgan Freeman, sul commissario, sui poliziotti, sul furgoncino e sui dvd di Inception.

Momento sondaggio: solo io a questo punto del film ho creduto che Batman portasse la bomba nel New Jersey, appena oltre l’Hudson, tra la gioia dei neworkesi e di Morgan Freeman, del furgoncino, di Catwoman e del giostraio? Sì, mi piace pensare che il giostraio non se la sia legata al dito.

Finale.

La bomba scoppia al largo della baia di NY e non a Jersey City.

Tutti danno Batman per morto.

Alfred il maggiordomo frigna di brutto davanti alle lapidi della famiglia Wayne..

Alfred il maggiordomo va a Firenze dimostrando di essere un personaggio prevedibile.

Un orfanello poliziotto, che in realtà ha avuto un ruolo centrale nel film, ma che qui ho del tutto volontariamente censurato, si da alla speleologia scoprendo la cabina armadio di Batman.

Erigono una statua in onore di Batman facendo incazzare mio amico Andrea che, giustamente, fa notare che il personaggio di Batman tutto poteva diventare tranne che un eroe.

Batman e Catwoman stanno a Firenze, vivi, vegeti e vestiti casual.

Alfred li guarda e probabilmente ha un infarto.

The End.