Rotolo ti voglio bene! Fenomenologia della carta igienica.

Alla vostra destra o alla sinistra, ogni giorno, seduti sul vostro water, sarete obbligati ad effettuare una torsione col busto al fine di raggiungere la carta igienica. Il rotolo di carta igienica predilige solitamente la parete alle vostre spalle dalla quale superbo vi guarda, tronfio del dispositivo che lo sorregge e ne permette lo srotolamento. Tale dispositivo, che alcuni chiamano supporto a parete, distributore o, semplicemente, portarotolo è una delle ragioni, immagino, per la quale non sarebbe pensabile commercializzare carta igienica senza ricorrere alla soluzione rotolo. Le decine di aziende cartacee che si contendono il primato l’onere ed il privilegio di nettare il nostro orifizio cardinale cercano di convincerci che la loro carta risulterà più morbida, conveniente, resistente, affidabile, duratura, ludica, a minor impatto ambientale, addirittura più profumata di quella dei loro concorrenti, ma state sicuri che nessuno di questi oserà sfidare il diktat rotolo. Il rotolo non si discute, esso è un tutt’uno con la carta igienica così come non riusciremmo a concepire banane cilindriche o mele affusolate. Rotolo e portarotolo formano una coppia così ben radicata nel nostro immaginario collettivo che è persino difficile stabilire quale di questi due ritrovati della tecnologia sia stato introdotto prima. State sicuri che diventeremmo ostili nei riguardi di chiunque venisse a proporci soluzioni alternative a quei due adorabili mascalzoni come se venisse minacciata la nostra stessa identità. Chi di noi non prova pena per un rotolo di carta igienica abbandonato su una superficie piana come del nastro adesivo? Quanti di noi detestano dover usare entrambe le mani per qualche misero strappo? Chi, nella fredda solitudine di un bagno che non gli appartiene, tra quel senso di disagio e di fragilità, non apprezza la perfetta scorrevolezza che solo un rotolo ben abbinato al suo porta rotolo sa generare, quella stessa scorrevolezza di cui tutti, da bambini, almeno una volta abbiamo abusato? E quanti di voi, amici ed amiche, dopo aver dato un senso ad ore di quieta peristalsi, avendo decretato conclusa la sessione e volgendosi con la mente a quell’atto per nulla nobile, ma tuttavia doveroso, non vengono mai presi dal terrore di essere rimasti privi del fidato rotolo? In quegli attimi di angoscia, con la speranza al mobiletto sotto al lavandino da raggiungere a piccoli passi con le brache ai calcagni, un occhio malandrino alle pagine della settimana enigmistica e uno carico di apprensione al bidet, quanti di voi non hanno emesso un grido, almeno interiore, alla vista di quella candida lingua di carta che sporge timida e non aspetta altro che due vostre dita, un minimo gioco di polso più sicuro e naturale di quello di un vecchio sarto, per servirvi con amore e discrezione fin dove pochi altri saprebbero spingersi? E allora che vengano 4, 8, 30 strati di cellulosa fino a raggiungere morbidezze impossibili! Che si propaghino nell’aere fragranze floreali, essenze di camomilla, sentori di sottobosco! Che cigolino i porta rotoli e che si odano fino ai salotti! Che infine si dia mano ai pietosi sciacquoni, non prima, però, di un ultimo fugace sguardo e della mano tesa (possibilmente la sinistra), parallela alla fronte, a mo’ di estremo, commosso e doveroso saluto di commiato.

Vi lascio con le immagini di alcuni dei nostri cari eroi. Come direbbe La Russa, loro sono i nostri Ragazzi.

In ottone stile antiquariato

Acciaio e vetro satinato

Tecnologico con supporto I-Pod

porta carta igienica dotato di ventose a fortissima tenuta grazie ai materiali impiegati e al particolare meccanismo a scatto che attiva la funzione di bloccaggio. Dette ventose, non temono umidità e vapore e sono concepite per la piu’ rapida e sicura applicazione su qualsiasi superficie liscia; ognuna puo’ sostenere oltre 10 Kg,

Porta carta igienica telescopico, da fissare al muro. Ha braccetto orientabile ed estensibile per tirare a sè il rotolo e ritirarlo senza doversi allungare. Particolarmente indicato per spazi ristretti.

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Il sesso è tabù, la sessualità è ok. Quello che Google non vuole farci vedere.

Il titolo di questo articolo racchiude un po’ il senso di come “ragiona” la funzione completamento automatico di Google.  Da qualche tempo, infatti, Google ha sviluppato questo servizio, un algoritmo che si attiva durante la digitazione ed è in grado di prevedere e visualizzare le query di ricerca in base alle attività di ricerca degli altri utenti e ai contenuti delle pagine web indicizzate su Google. Tradotto in soldoni è quel meccanismo che vi consente di schiacciare una F e leggere sulla barra Facebook, schiacciare la Y e vedervi suggerito Youtube, digitare “Nie” e vedervi apparire il modo corretto di scrivere il nome di un famoso filosofo tedesco.

Trattandosi di un algoritmo, di una cosa fredda insomma, questa funzione si basa su numeri e non sul valore. Quantità dunque, non qualità! Per questo non meravigliatevi se Stefano Mauri viene prima di Stefano Benni, la Gerini prima della Cardinale, Vacanze di Natale molto prima di Vacanze romane mentre sognare topi o serpenti precederà sognare di essere incinta

Penserete che è ok, che non vi è nulla di strano, che è il mercato che fa le leggi e queste bisogna accettarle facendo buon viso a cattivo gioco. E invece non è così. O almeno non è sempre così. Questo liberalissimo strumento tanto liberale non lo è, perché, di fatto, c’è tutta una serie di parole che non vi verranno mai suggerite. Non è che ho scoperto l’acqua calda. Google afferma in maniera esplicita che vengono escluse un gruppo limitato di query di ricerca a contenuti pornografici, di violenza, di incitamento all’odio e relative alla violazione del copyright.

Come funziona questo filtro? Mentre digitate vi appariranno suggerimenti diversi a seconda di quello che state scrivendo, ma se incappate in query non gradite Google smetterà di suggerirvi alcunché e vi lascerà soli. Insomma Google vi assiste fino a POR- con portaportese, porta di roma, porta dello studente, ma se aggiungete una N, digitando PORN, ecco che si ammutolisce. Stessa cosa accade con BOCCHIN (con buona pace di Italo), con SCOPAR, con MERDA, con ORGAS. Il tabù dell’incesto paralizzerà Google a INCES, quello del latino a FELLA, l’igienismo a SCOPA, mentre se desiderate sapere qualcosa sul sesso di gruppo sappiate che non andrete oltre Orgoglio e Pregiudizio (che coincidenza eh?).

Certo possiamo ragionare su quanti preziosi bambini vengono ogni giorno tutelati con questo meccanismo, considerare che purtroppo nel mondo esistono un sacco di laziali o consolarci al pensiero che Madonna di Campiglio dà una pista alla Madonna di Loreto (una pista… )

Eppure ci sono altre cose che non mi tornano. L’ipocrisia, innanzitutto, o la modernità se volete, di questa funzione che omette di rendersi complice di quello che trova disdicevole, fatto che non preclude, però, la fruizione del servizio. Se scrivo PORNO e schiaccio ENTER non è che Google non completi la ricerca. Il servizio me lo offre ugualmente, solo, come dire, se ne lava le mani, si gira dall’altra parte.

L’assurdità di vedere cancellate parole di uso comune come vibratore o pedofilia o scopare, sintomo della percezione di internet come luogo di perdizione e peccato. L’assurdità di ritenere possibile la sessualità senza il sesso. Il fatto che molti personaggi vengano ignorati, come Ilona Staller (alias Cicciolina) eletta democraticamente nel 1987 in libere elezioni in uno stato libero, ma indegna di figurare tra le cose che potrebbero interessare un utente di Google, forse perché ritenuta capace di deviarne la moralità o, come credo, semplicemente colpevole di poter macchiare l’immagine di una società che deve mostrarsi friendly a tutti i costi e non perde mai occasione per farlo.

In quest’epoca nella quale spesso si considera reale qualcosa o qualcuno a partire dalla sue presenza sulla rete e non viceversa certe dinamiche fanno riflettere…

Amendola LIBERO!!!

Alcune cose che ho imparato dal caso Amandola

La pulizia del culo di una ristretta cerchia aristocratica non italiana  in  Italia può, a distanza di secoli, essere motivo di orgoglio per i discendenti italiani dei sottoposti italiani di tale ristretta cerchia.

Il fatto che nell’ambito di una rubricazione dei beni della cerchia dal culo lindo non si sia riconosciuta l’utilità di un oggetto (il bidet), del quale, oggigiorno, la stragrande maggioranza del mondo libero non sente la mancanza, consente ai sottoposti di quelli che avevano il culo lindo di ironizzare sulla pulizia del culo dei rubricatori e dei loro presunti discendenti.

Un video che accusa un altro video di razzismo (Sic!) può affermare che l’igiene intima venne introdotta a Napoli mentre il resto dell’Europa e dell’Italia arrancava nella sporcizia. (doppio sic!)

A dare lustro alla tesi di cui sopra aiuterà, e di molto, un tizio laureato in scienze naturali che lavora nel programma condotto dal padre ed il tweet di uno pseudo-scrittore.

Se una squadra perde una partita di calcio la malafede dei suoi supporters aumenta esponenzialmente.

La parola razzismo può essere utilizzata al di fuori di quello che suggerirebbe il senso comune o anche una semplice consultazione del vocabolario.

Nel 2012 in uno dei paesi più cattolici del mondo ancora si invoca un vulcano.

Idioti al sole con microfono.