Il sesso è tabù, la sessualità è ok. Quello che Google non vuole farci vedere.

Il titolo di questo articolo racchiude un po’ il senso di come “ragiona” la funzione completamento automatico di Google.  Da qualche tempo, infatti, Google ha sviluppato questo servizio, un algoritmo che si attiva durante la digitazione ed è in grado di prevedere e visualizzare le query di ricerca in base alle attività di ricerca degli altri utenti e ai contenuti delle pagine web indicizzate su Google. Tradotto in soldoni è quel meccanismo che vi consente di schiacciare una F e leggere sulla barra Facebook, schiacciare la Y e vedervi suggerito Youtube, digitare “Nie” e vedervi apparire il modo corretto di scrivere il nome di un famoso filosofo tedesco.

Trattandosi di un algoritmo, di una cosa fredda insomma, questa funzione si basa su numeri e non sul valore. Quantità dunque, non qualità! Per questo non meravigliatevi se Stefano Mauri viene prima di Stefano Benni, la Gerini prima della Cardinale, Vacanze di Natale molto prima di Vacanze romane mentre sognare topi o serpenti precederà sognare di essere incinta

Penserete che è ok, che non vi è nulla di strano, che è il mercato che fa le leggi e queste bisogna accettarle facendo buon viso a cattivo gioco. E invece non è così. O almeno non è sempre così. Questo liberalissimo strumento tanto liberale non lo è, perché, di fatto, c’è tutta una serie di parole che non vi verranno mai suggerite. Non è che ho scoperto l’acqua calda. Google afferma in maniera esplicita che vengono escluse un gruppo limitato di query di ricerca a contenuti pornografici, di violenza, di incitamento all’odio e relative alla violazione del copyright.

Come funziona questo filtro? Mentre digitate vi appariranno suggerimenti diversi a seconda di quello che state scrivendo, ma se incappate in query non gradite Google smetterà di suggerirvi alcunché e vi lascerà soli. Insomma Google vi assiste fino a POR- con portaportese, porta di roma, porta dello studente, ma se aggiungete una N, digitando PORN, ecco che si ammutolisce. Stessa cosa accade con BOCCHIN (con buona pace di Italo), con SCOPAR, con MERDA, con ORGAS. Il tabù dell’incesto paralizzerà Google a INCES, quello del latino a FELLA, l’igienismo a SCOPA, mentre se desiderate sapere qualcosa sul sesso di gruppo sappiate che non andrete oltre Orgoglio e Pregiudizio (che coincidenza eh?).

Certo possiamo ragionare su quanti preziosi bambini vengono ogni giorno tutelati con questo meccanismo, considerare che purtroppo nel mondo esistono un sacco di laziali o consolarci al pensiero che Madonna di Campiglio dà una pista alla Madonna di Loreto (una pista… )

Eppure ci sono altre cose che non mi tornano. L’ipocrisia, innanzitutto, o la modernità se volete, di questa funzione che omette di rendersi complice di quello che trova disdicevole, fatto che non preclude, però, la fruizione del servizio. Se scrivo PORNO e schiaccio ENTER non è che Google non completi la ricerca. Il servizio me lo offre ugualmente, solo, come dire, se ne lava le mani, si gira dall’altra parte.

L’assurdità di vedere cancellate parole di uso comune come vibratore o pedofilia o scopare, sintomo della percezione di internet come luogo di perdizione e peccato. L’assurdità di ritenere possibile la sessualità senza il sesso. Il fatto che molti personaggi vengano ignorati, come Ilona Staller (alias Cicciolina) eletta democraticamente nel 1987 in libere elezioni in uno stato libero, ma indegna di figurare tra le cose che potrebbero interessare un utente di Google, forse perché ritenuta capace di deviarne la moralità o, come credo, semplicemente colpevole di poter macchiare l’immagine di una società che deve mostrarsi friendly a tutti i costi e non perde mai occasione per farlo.

In quest’epoca nella quale spesso si considera reale qualcosa o qualcuno a partire dalla sue presenza sulla rete e non viceversa certe dinamiche fanno riflettere…

Annunci