“Cambiamo decisamente argomento”. La scaletta dei telegiornali con buona pace di assiri e babilonesi.

Vi è una logica, un disegno, un pensiero intelligente nelle scalette dei TG. Non si tratta solo di anteporre politica ed economia a cronaca e costume fino a realizzare un percorso che va dal fatto più rilevante a quello meno. Vi è, spesso, proprio una ricerca di carattere estetico ad orientare la selezione delle notizie, un richiamo all’analogia, alla ricorrenza, a volte fino a creare una certa ridondanza. Avrete notato che vi è un’alta probabilità, quando viene data una notizia particolare, che nei giorni seguenti ve ne vengano segnalate di simili. Naufragio chiama naufragio. Stupro chiama stupro. Aggressione da parte di cane chiama altra aggressione. Disastro ambientale altro disastro. In mancanza di corrispondenza perfetta un disastro aereo può sostituire un naufragio così come lo stupro può chiamare aggressione e l’attacco di squalo in una zona remota del mondo seguire la signora azzannata dal Pit-Bull ad Isernia. Altre volte tali passaggi possono seguire logiche meno evidenti, al limite dei meccanismi inconsci di associazione. La scaletta del TG assomiglia molto alla retta evolutiva “assiri-babilonesi-fenici-egizi” che ci insegnavano a scuola, un percorso che deve condurre dallo spread al disco di Zucchero, dall’attentato al video virale, dalla guerra in Palestina alla rovesciata di Ibrahimović. Così, laddove quella ridicola storia evolutiva, di sapore positivista, tentava di giustificare il progresso – la storia – con i segni di questo progresso (ovvero la tecnologia espressa dalle civiltà che, tipo staffetta, si davano il cambio sulla linea) i TG, che procedono controcorrente, andando cioè dal serio al faceto, non potendo giustificare le loro scelte con una pseudoscienza cercano di creare delle scalette quanto più omogenee e lineari nel loro complesso. Per riuscire in questo scopo, per farci arrivare dal punto A al punto B come se questo percorso fosse la cosa più naturale – e giusta – possibile, hanno una sola possibilità: non farci percepire gli spazi, i vuoti, i passaggi tra i vari argomenti. Per questo le scaletta dei TG assomigliano in qualche modo ad un prodotto artistico e come tale potremmo forse studiarle. Vi sono, però, dei momenti nei quali il meccanismo, come dire, si inceppa, momenti nei quali non si può fare altro che passare da una notizia di cronaca, magari anche una brutta notizia di cronaca di quelle morbose che piacciono tanto, ad una notizia molto più leggera, una notizia di costume con le musichette allegre di sottofondo. È in questi casi che il sistema è scoperto ed il conduttore è il primo a rendersene conto. Mostrerà imbarazzo e, dopo aver annunciato il titolo della notizia frivola con l’immagine frivola già sul monitor, dirà una frase semplice, un piccolo inciso, dirà: “cambiamo decisamente argomento”. Cambiamo decisamente argomento. Fateci caso, lo sentirete ripetere molto più spesso di quanto crediate.

P.S. Ho buttato giù questa riflessione abbastanza di getto, immagino ci siano studi e materiale più compiuto sulla materia. Critiche, contributi e riflessioni, sono gradite.

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Metafore tremende: il cuore. Feat Max Pezzali.

Con buona pace di Paolo Fox se dico ad un mio amico “sei un leone” io utilizzo una metafora. Una metafora, qui ci viene in aiuto il caro Devoto-Oli, si ha quando si verifica la “sostituzione di un termine proprio con uno figurato, in seguito ad una trasposizione simbolica di immagini”. È ovvio che il mio amico non è un leone in senso letterale, va da sé che con quella mia frase io voglia comunicare altro.

Tutti noi utilizziamo metafore, non solo i poeti! Le metafore fanno bene: aiutano l’immaginazione, ci consentono di vedere cose in maniera diversa, di dire di più, di dire meglio, di riflettere, di creare ponti tra le cose. Alcune metafore hanno avuto talmente tanta fortuna che oramai non lo sembrano più, non le percepiamo più come tali. Il tempo a volte fugge, la bottiglia ha un collo, l’occhio può essere spento, la voce rotta e ogni tanto sento un commentatore sportivo parlare di sciabolate, di palle velenose e giocatori che fanno a sportellate tra loro!

Ma veniamo all’argomento del giorno che sono le metafore sul cuore. Abbiamo parlato di immagini simboliche, prima, in relazione alla definizione di metafora. Beh il cuore è per il nostro caro occidente il simbolo per antonomasia: il simbolo dei simboli. Simbolo della spiritualità, dell’amore, della vita, delle passioni e dei sentimenti tout-court. Il cuore lo ritroviamo in una quantità di metafore impressionanti. Cuore in gola, cuore in tempesta, cuore infranto, cuore a pezzi, cuore secco, cuore freddo, avvizzito, sordo, cieco,  grande, ingrossato e poi tuffo al cuore, soffio al cuore, cuore di panna, libro cuore, orsetti del cuore, cuore in pensione, in letargo, in atlantide, cuore polmonare, stivale sul cuore, cuore matto matto da legare che ogni notte pensa solo a te e chi più ne ha più ne metta.

Ecco io è da un po’ che ho sviluppato una sensibilità per questo tema delle metafore del cuore, per le metafore brutte sul cuore. Ne ho selezionato quattro.

I lividi sul cuore: letta sulla bacheca FB di un mio amico… alla faccia degli studi sull’incorporazione!

A cuore scalzo: era questo il titolo di un racconto che un tizio presentò ad un concorso letterario indetto da una società di trasporto locale abruzzese. Per la cronaca non vinse (nemmeno io del resto) ma devo dire che a me un’emozione l’ha regalata… a cuore scalzo…non riuscirei mai a smettere di ridere…

Gli occhi del cuore: beh, certo, tutti state pensando alla parodia delle fiction tv presente in Boris con il mitico Stanis la Rochelle. A me è invece capitato di ascoltare questa espressione ad una conferenza. Ovviamente mi misi a ridere come un pazzo attirando su di me lo sdegno dei presenti, anche perché si discuteva di sfruttamento della prostituzione minorile e mortalità infantile in Asia.

La lavagna del tuo cuore: era il 1995 quando in “Una canzone d’amore” Max Pezzali ci regalò questa perla. Mi ha sempre fatto tenerezza questa immagine della lavagna che inevitabilmente ricorda l’ambiente scolastico. Per la precisione nel testo Max si augurava, un giorno, di poter entrare nei sogni della sua amata e disegnare sulla lavagna del suo cuore. Disegnare cosa? Max ce lo dice. Ci dice che vorrebbe disegnare su quella lavagna i suoi sogni. I sogni di Max badate bene, non quelli della ragazza, e i sogni di Max sono di riuscire ad entrare nei sogni di lei! Riuscite a capire quanto è contorta questa immagine? Andiamo per gradi. C’è una donna che sogna e un uomo che vorrebbe entrare nei suoi sogni. Fin qui niente di scandaloso e niente di nuovo sotto al sole: è un classico tema d’amore non corrisposto tanto caro al Pezzali che gode nel musicare la sua condizione di sfigato. Ma Max non si accontenta di questo. Max prevede l’esistenza di una lavagna, la lavagna del cuore. Ma a chi servirebbe tale lavagna? Al cuore stesso? Chi ci scrive? Perché? E perché proprio quando lei dorme lui dovrebbe imbrattare ‘sta lavagna? Che rapporto c’è tra la lavagna e il cuore? La lavagna comunica al cuore qualcosa che questo deve imparare o è solo una “facciata” del cuore sulla quale una persona potrebbe visionare quello che il cuore prova? Secondo me Max ha le idee confuse. Lui vorrebbe disegnare su questa lavagna i suoi sogni. È chiaro che in questo suo gesto c’è la volontà di comunicare un messaggio ed il messaggio sarà, immagino, il suo messaggio d’amore. Resta da comprendere attraverso quali meccanismi tale messaggio arriverà alla ragazza. Il fatto che essa dorme sta a significare che Max vuole barare? Raggiungere qualcosa che la ragazza nel pieno delle sue facoltà mentali non gli concederebbe? Ma come si disegnano i sogni? Avrà un sacco di gessetti colorati? Si può cancellare su una lavagna del cuore? Quanto è grande? Da un parte è a righe e dall’altra a quadretti?

Ecco, mi sono incartato da solo… che qualcuno mi aiuti! Max? Ci sei? Vieni in mio aiuto? Ascolta il mio cuore!!!