Zerbino connection: riflessione ad uso condominiale.

Una delle leggi della vita in condominio è che si è liberi di personalizzare l’interno dei nostri appartamenti come meglio crediamo, ma quanto agli spazi comuni, scale, pianerottoli, androni, cassetta della posta, dobbiamo attenerci alla linea condominiale. Nessuno, o quasi nessuno, accetterà che voi apponiate un poster o delle foto in uno spazio comune e solitamente a nessuno salta in testa di farlo. Ci sono, ovviamente delle eccezioni, solitamente legate a qualche circostanza molto particolare, come eventi sportivi (bandiere, striscioni), religiosi o legati a festività particolari (addobbi natalizi, carnevaleschi, ultimamente anche disegni per halloween), rituali e life-events (addobbi per matrimoni, coccarde in caso di nascite, bandiere della pace o lenzuoli bianchi). Queste eccezioni sono tollerate proprio per via dell’eccezionalità dell’evento e perché, in  relazione a ciò, hanno una permanenza circoscritta nel tempo: dopo un po’ devono sparire!

L’unica eccezione che mi viene in mente a questo quadro sono le piante, che a volte qualche condomino piazza sul pianerottolo, con la scusa di abbellirlo. Le piante sono solitamente tollerate (a patto che tale condomino preveda anche alla loro gestione) perché oramai, nella nostra cultura, più che esseri viventi sono percepite come oggetti ornamentali, oggetti di carattere neutro, che non richiamano a nessun sistema estetico o valoriale preciso (come invece farebbe inevitabilmente un poster o una fotografia).

Vi sono, però, a pensarci bene, delle altre eccezioni. Parlo di porte e campanelli, che sono sì oggetti visibili all’esterno (le porte per metà in realtà), ma che lo sono al fine di garantire la nostra intimità domestica e sono a questa strettamente funzionali (ad esempio il campanello ci avverte in caso di visite e fa in modo che nessuno tocchi la nostra porta). L’unico oggetto che, seppure giustificato da motivazioni funzionali, abbiamo il diritto di sistemare a tempo indeterminato in uno spazio pubblico è invece lo zerbino (also known as “stuoino” o “nettapiedi” come suggerisce il caro Devoto-Oli).

Probabilmente è un oggetto a cui non siete portati a dare molta importanza, ma sta di fatto che quel rettangolino polveroso è il massimo che avete a disposizione per dare sfogo al vostro estro fuori dalla vostra proprietà e vi invito a riflettere sul fatto che nessuno di voi si sognerebbe mai di piazzarlo in altro modo che non attaccato alla soglia di casa, come legato a questa da un cordone ombelicale, da una contiguità tanto simbolica quanto affettiva.

No! Non potremmo mai tollerare che il nostro zerbino si perda anche di pochi centimetri in quello spazio ambiguo, terra di nessuno, che è il pianerottolo. Così, quando fanno le pulizie e uscendo dall’ascensore lo troviamo poggiato contro la parete, magari capovolto, vorremmo parlargli, chiedere cosa è stato, perché si trova lì, chi è stato a fargli quello. Poi lo riportiamo alla ragione, lo sistemiamo come meglio non si possa e ci strofiniamo per bene la suola delle scarpe, come a marcare il territorio, come a dirgli “caro, non è successo niente, ci sono qui io adesso, va tutto bene” e non riusciamo a rientrare se lui non è lì, al suo posto, fiero e gagliardo, a dare il nostro saluto a chiunque varchi le porte delle nostre abitazioni.

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Come capire se è Babbo Natale l’uomo che si trova nel tuo salotto.

È notte fonda e sei a letto quando dei rumori provenienti dal salotto attirano la tua attenzione. Sai di essere solo in casa, che il gatto è fuori in giardino, che la porta è ben chiusa e che no, non aspetti visite. Certo, essendo la notte di Natale, una speranza si accende dentro di te: potrebbe essere Santa Claus! Allora ti alzi, in punta di piedi raggiungi il salone e, proprio in mezzo alla stanza, c’è un uomo vestito di rosso, con stivali neri, barba bianca ed un sacco di iuta che traffica intorno al tuo alberello. Non credi ai tuoi occhi? Stai calmo e respira, questo post ti svelerà alcuni piccoli segreti per capire se quello che hai davanti è davvero Babbo Natale.

– Ti avvicini e gli dici che quest’anno sei stato molto bravo. Lui ti guarda e ti dice che non gli interessa per niente come ti sei comportato quest’anno, ma ti invita a fare molta attenzione a come ti comporterai nei successivi cinque minuti. Fai attenzione, non è Babbo Natale quello che hai davanti!

– Non appena si accorge di te ti chiede del nastro adesivo. Gli dici che purtroppo hai finito quello trasparente e lui ti risponde che non ha importanza di che tipo sia, che non hai labbra tanto belle, ma che puoi considerarti fortunato a non portare i baffi. Fai attenzione, non è Babbo Natale quello che hai davanti!

– Lo fai sedere e cerchi di fargli delle domande, ma lui inizia dei monologhi farneticanti, sessisti, volgari, in cui per giunta parla male di chiunque. Non pago se provi ad interromperlo ti insulta e minaccia di alzarsi, lasciare il tuo salotto ed andarsene da Barbara d’Urso. Fai molta attenzione, non è Babbo Natale quello che hai davanti!

– Ti avvicini e lo inviti a parlare cercando di convincerlo a smetterla perché non fa altro che perpetrare un personaggio pagano reinventato a scopi commerciali, mentre il vero spirito del Natale è racchiuso nel miracolo del concepimento del figlio di Dio, fattosi uomo grazie ad una ragazza vergine e ad un umile falegname per mostrare all’umanità la via per la Redenzione. Lui ascolta, scoppia in lacrime e dice che è tutta colpa del padre alcolista, della madre assente, del quartiere in cui è nato, di un sistema carcerario che non fa altro che aumentare la recidiva. Fai attenzione, non è Babbo natale quello che hai davanti!

– Ti avvicini e gli chiedi cosa ti abbia portato di bello e lui scoppia a ridere perché, spiega, stava per rivolgere a te la stessa identica domanda. Fai attenzione, non è Babbo Natale quello che hai davanti!

– Ti avvicini e gli chiedi se è stancante essere in tante casa in una sola notte e lui risponde di sì, specie da quando ha l’obbligo di firma in caserma. Fai attenzione, non è Babbo Natale quello che hai davanti!

–  Ti avvicini e lo inviti a parlare cercando di convincerlo a smetterla perché non fa altro che perpetrare un personaggio pagano reinventato a scopi commerciali, mentre il vero spirito del Natale è racchiuso nel miracolo del concepimento del figlio di Dio, fattosi uomo grazie ad una ragazza vergine e un umile falegname per mostrare all’umanità la via per la Redenzione. Lui ti ascolta con attenzione, poi tira fuori una Bibbia e cerca di convincerti che la fine del mondo è vicina, che è sbagliato fare le trasfusioni di sangue e che gli dispiace essere entrato così in casa tua, ma il citofono non funzionava. Fai attenzione, non è Babbo Natale quello che hai davanti!

– Ti avvicini e gli chiedi se gradisce latte caldo e muffin al che lui ti piscia sul presepe e ti ordina di portargli un doppio whiskey con tre Roipnol. Fai attenzione, non è Babbo Natale quello che hai davanti!

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“Ma io e te siamo amici?”. L’amicizia su facebook con una morale che non ti aspetteresti.

Claudia frequentava come me la prima elementare ed era un gran bel pezzo di bambina. Così, quando un giorno mi fece pervenire un foglietto contenente una domanda a risposta chiusa, dopo aver esaminato la domanda (tivuoimettereconme?) e fatta una rapida valutazione delle tre alternative (si-no-forse) non ci pensai più di tanto e apposi una crocetta sul quadratino corrispondente la risposta affermativa. Un secondo dopo alzai gli occhi e realizzai che qualcosa era successo. Ero sempre Stefano, un bambino italiano di sei anni, un figlio, un fratello, uno studente, un futuro calciatore (sic!), un felice possessore di Commodore 64 e tante altre cose sicuramente, ma la mia identità si era arricchita di una nuova dimensione: adesso ero anche un fidanzato. Quel pezzo di carta era stato in grado di fare qualcosa, di sancire la nostra unione, di cambiare il nostro status: non eravamo più due individui, eravamo una coppia.

L’idillio iniziale con Claudia si trasformò presto in incubo. Se tra di noi si andava d’accordo dovemmo renderci presto conto di quanto era difficile gestire la nostra unione con gli altri. Già, perché se quel foglietto aveva cambiato le cose tra noi questo significava che anche le cose tra noi e il mondo dovevano ridefinirsi. Il nostro mondo, che al tempo coincideva grossomodo con le mura della nostra aula, era formato da due gruppi contrapposti: maschi e femmine. Ci scherzavano, ci additavano, divenimmo oggetto di canzoncine e disegni di cattivo gusto: maschi e femmine avevano trovato un terreno nuovo dove scontrarsi e quel terreno eravamo io e lei. Tenevo a Claudia, ma tenevo anche ai rapporti con il mio gruppo di riferimento (i maschi) e immagino che Claudia fosse attraversata da tensioni simili. Finirono per metterci uno contro l’altra. Eravamo troppo giovani per gestire queste due identità conflittuali e finimmo per lasciarci. Non mi ricordo quando successe, ma di una cosa sono sicuro: quello che fu sancito da un accordo scritto, da un contratto se vogliamo, fu sciolto tramite un accordo verbale. Con il senno di poi fu una fortuna che non firmammo il foglietto perché altrimenti, da un punto di vista legale, credo che Claudia potrebbe avanzare rivendicazioni su di me.

Alle medie ed alle superiori, così come all’università, ebbi altre relazioni. Di solito si chiedeva alla ragazza di uscire e dopo un po’ che ci si frequentava si affrontava il discorso relativo alla qualità della relazione che ci univa. A volte si decideva per una relazione, altre volte no ed amici come prima. Tutto questo, però, veniva regolato tramite accordi verbali, accordi vincolanti per carità, rafforzati da comportamenti ben precisi e da segnali ben codificati rivolti tanto a noi quanto a persone esterne e potenziali altri partner.

Quello su cui vorrei puntare l’attenzione è che nelle relazioni sentimentali vi è sempre un momento in cui ci si domanda “ma io e te, stiamo insieme?”. Nel caso della parentela invece, qui mi limito al nostro contesto europeo, una domanda come “ma io e te siamo parenti?” non avrebbe senso (con buona pace della serie Beautiful). Grossomodo sappiamo con chi siamo imparentati e, soprattutto, non lo abbiamo scelto noi. Certo, poi c’è il matrimonio a scombussolare il nostro sistema e a farci acquisire nuovi parenti, ma credo che questo non aggiunga molto alla discussione, anche se lasciatemi sottolineare come il matrimonio si basi su di un sistema che di colpo ci fa tornare all’età di sei anni, al contratto.

Concentriamoci ora su Facebook. FB è fondato su di un sistema molto particolare: la richiesta di amicizia, amicizia che può essere accettata o rifiutata. È questa una pratica davvero singolare, perché se ha un senso chiedere ad una persona se questa ti consideri il proprio partner (abbiamo visto come sia necessario questo passaggio) ed invece non ha senso chiedere a qualcuno se è tuo parente (Ridge scopatutto permettendo) l’amicizia è l’unico dei rapporti sociali che c’è o non c’è e fare domande come “ma io e te siamo amici?” oppure “ma io e te stiamo diventando amici” (sempre Beautiful permettendo) suona piuttosto ridicolo. Certo, a volte può capitare di dire a terzi che si è amici di qualcuno, magari per rimarcare che tale persona è qualcosa di più che un collega o, più frequente, può capitare di litigare con il proprio amico e discutere con lui di cosa significhi per voi l’amicizia. In questo caso saranno plausibili affermazioni come “non mi aspettavo questo da un amico” oppure “ti consideravo un amico ed invece” fino ad arrivare a frasi che sanciscono di fatto, almeno momentaneamente, la fine dell’amicizia (non faccio esempi che altrimenti mi intristisco). Quello che noterete è che sull’amicizia si può discutere, la si può interrompere, ma sta di fatto che essa c’è o non c’è e nessun accordo verbale, né tantomeno scritto, ne sancisce l’inizio.

Veniamo adesso alla morale. Molti adesso staranno partendo in quarta inveendo contro FB, sostenendo, forti della dimostrazione che ho fatto, che FB snatura la realtà dell’amicizia, riducendola ad una ridicola transazione, non distante da logiche prettamente commerciali (l’amicizia su FB è un’offerta da accettare o rifiutare). Non voglio e non posso negare questo. È evidente che il modello di riferimento è quello commerciale. Quello che però vi invito a fare è fermarvi a ragionare sul vostro rapporto con FB e tra FB ed il mondo. Fatevi questa domanda: FB vi rappresenta? Ha il compito di rappresentare le nostre vite? Credete sia possibile realizzare questo? Non sarà mai che state concedendogli troppo spazio proprio nel momento in cui cercate un modo corretto di utilizzarlo? Pensateci un attimo e poi discutiamone insieme.

Zurigo - Street Parade

Zurigo – Street Parade

Personaggi da Roma-Lido con i quali non vorresti avere nulla a che fare.

I luoghi pubblici sono ideali per fare osservazione sociale e il trenino Roma-Lido è un luogo pubblico. Quello delle 08:00 è poi un luogo molto pubblico, particolarmente pubblico, quindi ideale per fare osservazione. Ecco alcuni personaggi che potreste incontrare. Vi riconoscete in qualcuno di loro?

L’emo che scende a Tor di Valle. L’emo che scende a Tor di Valle entra a Lido Centro con un’espressione sul viso e esce a Tor di Valle con la stessa espressione. Ha le cuffie nelle orecchie, una cartellina in mano e la matita nera intorno agli occhi. Nelle situazioni di stress da affollamento, quando state per scoppiare e urlare come un porco sgozzato fissare il vuoto negli occhi dell’emo che scende a Tor di Valle per qualche minuto può giovare al vostro equilibrio psico-fisico maggiormente che visualizzare mentalmente mandala di sabbia tibetani.

Il dritto. Vi sono livelli di saturazione che spingono anche i viaggiatori più combattivi a rinunciare a salire sul treno e attendere quello successivo. Il dritto apparentemente è uno di questi e tra questi cerca di confondersi. Se ne sta in banchina e guarda le persona accalcarsi nel vagone come i pinguini maschi in cova fino a quando il segnale acustico non segnala la chiusura delle porte. A questo punto il dritto si lancia all’interno del vagone puntando tutto sull’impatto di una buona rincorsa. Spesso riesce ad entrare sfruttando l’effetto bowling e attirandosi l’odio di tutti. Odio immotivato, dopotutto, perché il dritto non è consapevole di quello che fa. Esso risponde allo stimolo acustico un po’ come ai cani di Pavlov si attivava la salivazione al suono del campanello. Tolleratelo, non sa quello che fa!

Il Kamikaze. Il kamikaze è un personaggio raro, ma potenzialmente problematico. Diversamente dall’indottrinamento che spinge attivisti politici o terroristi a gesti estremi al kamikaze da Roma-Lido basta la perdita di un paio di treni per scoppiare. In preda alla furia, convinto che ci sia qualcosa di personale tra lui e l’ATAC, il kamikaze impedirà la chiusura delle porte con il proprio corpo o con qualsiasi strumento a disposizione. A questo punto, girato nella direzione del primo vagone inizierà a inveire con insulti e bestemmie. Non cercate di rabbonirlo, per il kamikaze voi non esistete più, non vi vede, non vi sente, almeno che voi non siate lo strumento che ha scelto per ostruire la chiusura. L’unica strategia attuabile è quella di sollecitare l’intervento della vigilanza. Attacchi fisici sono possibili, specie se di gruppo, ma sappiate che avete a che fare con una persona che non ha nulla da perdere.

La signora subdola. La signora subdola è all’apparenza la persona più cara e affabile della terra ma in realtà altro non è che un killer spietato che mira ad ottenere un posto a sedere. Le sue vittime sono le coppie di Stella Polare o i gruppetti di amici potenzialmente scout. Quando li individua trova il modo per inserirsi nei loro discorsi e in pochi minuti si attira le loro simpatie. Dopo averli lasciati parlare un po’ inizierà a parlare di lei. Partirà da un episodio irrilevante come una spesa fatta il giorno precedente, l’ascensore guasto o l’umidità del clima che poi,in maniera dimessa, collegherà al suo gomito, alla sciatica, ai suoi acciacchi, a quanto è dura la vita. A questo punto tacerà e si gusterà quel bel silenzio di imbarazzo che precede la decisione della vittima di cedere il posto. Accetterà subito, ringraziando, benedicendo, dicendo quanto sei caro e dopo due minuti la vedrai china sull’uncinetto che già per lei non esisti più. Fate attenzione dunque, non datele confidenza per nessun motivo.

L’impassibile. Annunciano ritardo, l’aria condizionata è rotta, all’interno del vagone state più stretti delle palle di Giuliano Ferrara… l’impassibile è colui che accoglierà ogni disagio con totale distacco, come se fosse la sua anima a dover andare a Roma e avesse lasciato il corpo all’Appagliatore. Potete spingerlo, pestargli un piede, insultarlo o sputargli in un occhio state sicuri che l’impassibile non reagirà in nessun modo. Potrebbe anche piombargli addosso un dritto da 120 kili: accoglierà l’evento come se fosse una delle cose normali cui aspettarsi quando si esce di casa.

Quello troppo solo. Quello troppo solo solitamente vive con i genitori e fa colazione con gli antidepressivi. Non ha alcun motivo per prendere il treno e recarsi a Roma la mattina, ma lo fa perché ha un grande bisogno di contatto umano. Nelle situazioni di più impensabile affollamento, quando è veramente troppa la carne schiacciata e anche all’impassibile cominciano a girare le palle quello troppo solo lo riconoscete dall’espressione di beatitudine che gli campeggia sul volto. Non si farà aizzare dal grillino, non inveirà col kamikaze, non vi risponderà se non con un sorriso alla vostre scuse di circostanza per il fatto che le vostre labbra gli solleticano l’orecchio o gli tenete una mano sul pacco. Non perché non voglia, ma perché non ci riesce, ma state sicuri che la vostra parola di circostanza se la ricorderà con affetto fino al momento di andare a dormire.

L’infiltrato. Ultimamente il movimento 5 stelle ha pensato bene di inserire infiltrati all’interno delle tratte più congestionate allo scopo di fare propaganda politica. Solo nella Roma-Lido ne sono operativi ventisette ed altri ne verranno inseriti dopo il master in vaffanculo frequentato via web. Il grillino attenderà i primi malumori per fomentare la rivolta, poi tenterà di veicolare il discorso da mobilità a governo, tasse, politica in generale. Fate attenzione!

L’intellettuale ad ogni costo. L’intellettuale ad ogni costo è quello che ha sempre un libro davanti agli occhi, anche se in pratica sta facendo petting con un contabile da Acilia e un romeno se lo lavora da dietro da Bernocchi. L’intellettuale ad ogni costo vero non si accontenta della lettura estrema, lui deve leggere Deleuze, Foucault o Nietzsche (possibilmente in tedesco), cose che insomma qualsiasi mortale potrebbe affrontare solo in condizioni di assoluta tranquillità. Resterà imperscrutabile, nulla romperà la sua concentrazione dunque se volete rubargli qualcosa fate pure!

Quello che sa sempre cosa accade. Il treno rallenta, si blocca una porta, si accende una luce, c’è puzza? Quello che sa sempre cosa accade sa perché il treno rallenta in quel punto, sa cosa dovresti fare per sbloccare la porta, sa perché si è accesa proprio quella cazzo di luce e nell’ultimo caso, quello della puzza, è capace di indicare con un tasso di affidabilità che si aggira intorno al 97.9% chi è stato a scorreggiare. Solitamente, come detto, ve n’è uno per vagone e credo ci siano delle normative specifiche atte a scoraggiarne la presenza di più di uno a vagone. È il nemico giurato dell’intellettuale ad ogni costo, la vittima prediletta della signora subdola  e il compagno ideale di quello troppo solo.

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Bersani, Flaiano, Schnitzler, talloni. Sull’importanza di fare delle scelte.

Nel mondo succedono ogni giorno moltissime cose. Sarebbe bello parlarne. Sarebbe bello discutere di politica, di economia, di attualità. Potrei parlare di culture lontane, di personaggi storici, di filosofia ed arte. Potrei trattare uno di quegli argomenti che finiscono in prima pagina su WordPress, argomenti importanti come le scommesse sportive, il fanatismo cattolico antiabortista, gli UFO o l’identità sarda. Questi sì che sarebbero argomenti di cui varrebbe la pena parlare. Potrei persino fare un post sulle primarie. Oppure potrei parlare di me, di quello che sono, di quello che faccio, raccogliere quei pensieri che mi assalgono mentre me ne sto solo davanti al mare, schiacciato dal rumore delle onde, a osservare il lento incedere di uno scarafaggio controvento. Oppure potrei scrivere ricette, consigliare outfits, dare dritte sui centrotavola o confezionare velenose stroncature di presepi viventi . In questi giorni sto leggendo “Tempo di uccidere” di Flaiano e sto notando quanti elementi in comune abbia con “Fuga nelle tenebre” di Schnitzler. Il ruolo centrale della malattia innanzitutto, la ricerca ossessiva dei sintomi in sé e sul proprio corpo ma soprattutto negli altri, attraverso gli altri, all’esterno: nei café (Schnitzler) o al mercato (Flaiano); come a ricordare che la malattia altro non è che un processo, un processo eminentemente sociale. La malattia vissuta come stigma e la perdita inesorabile della vita (vita sociale prima ancora che biologica) che i protagonisti dei due romanzi incontrano –cercano – proprio nella speranza di sfuggire ad una malattia – all’idea di una malattia – che arrivano a vedere ovunque (vedere soprattutto per Schnitzler considerando quanto ritorna il tema dell’occhio e dello specchio). Ecco potrei sistemare questi appunti confusi e scriverci un post. Ma poi penso che di solito i termini di paragone sono tre e a me un terzo libro non viene in mente, per non parlare del fatto, poi, che quello di Flaiano non l’ho nemmeno finito. Potrei insomma fare un sacco di cose, ma come farle, se poi apro wordpress e tra le chiavi di ricerca delle persone arrivate su Tibten  trovo tallone creature istruzioni? Tutto davanti a questo perde di significato, diventa banale, obsoleto. E se poi considerate che vi figurano anche paciugosi piedi? Con che faccia potrei dedicarmi all’Amazzonia? E dove lo mettiamo filmati bei piedi pagare il piè di uno che odora i piedi? Come parlare di primarie, di votazioni, di Bersani se qui c’è da stabilire che ruolo abbiano ben due paia di piedi e un piede singolo? Chi paga? Chi annusa? Chi filma? Perché pagare il piede di uno che odora altri piedi? E poi, quello destro o quello sinistro sovvenzioniamo? Vi sembrano domande oziose? Considerate che tra le chiavi di ricerca figura anche a milano dove andare a leccare i piedi prima di esprimervi e vi inviterei a ponderare anche si spella il mignolo del piede foto già che ci siamo! Siete disgustati? Incazzati? Tranquilli, ho una chiave che fa per voi, che cade a fagiolo: insulti per un feticista del piede. Tutto torna no? E adesso, prima di lasciarci un ultimo ringraziamento di cuore, un ringraziamento davvero speciale da tutta la redazione di Tibten a chi ha digitato su Google quanti incesti in italia porno. Sentiamo di dirti grazie, soprattutto per quella parolina finale con la quale hai elegantemente chiosato e fatto intendere al motore di ricerca che a te della botanica non te ne poteva fregare di meno. Grazie a nome di tutti, speriamo che tu possa passare un sereno Santo Natale insieme a tutta la tua famiglia.

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Zucchine con mix di wurstel e scamorze biologiche al sentore di pangrattato romano.

Non vi avevo detto mai che la cucina è una dei miei grandi hobby, ancor più della sala hobby (ok iniziamo male)

Ecco comunque  a voi una delle mie ricette: le mie famose zucchine con mix di wurstel e scamorze al sentore di pangrattato romano! Provatela e fatemi sapere cosa ne pensate, mi raccomando!

Ingredienti per 4 persone in su:

5 Kili di zucchine romane;

12 wurstel cicciotti;

2 scamorze affumicate romane;

7 pomodori;

21 uova sode;

3,5 grammi di pangrattato romano;

15 cipolle rosse di Tropea;

1 ramo di alloro romano;

3 litri e mezzo di Olio extravergine, possibilmente di oliva, di semi, di girasole… sennò improvvisate;

Tempo di cottura: dai 30 minuti alle 13 ore.

Difficoltà: estrema.

Abbinamento: qualsiasi liquido non letale.

Prendete le zucchine romane e lavatele con cura possibilmente usando acqua e sapone, poi tagliatele a rondelle. Prendete le cipolle, sbucciatele, tagliatele a rondelle, poi mettetele in una padella che avevate messo preventivamente sul fuoco per via di un sogno che avete fatto nottetempo. Buttatevi adesso sui pomodori e tagliateli con foga a rondelle. Lanciate da una distanza di almeno tre metri rondelle di zucchine e pomodoro. Ad ogni rondella di zucchina deve seguire una rondella di pomodoro e viceversa. È molto importante, al fine della riuscita del piatto, accompagnare ogni tiro con un grido a vostra scelta, ma badate bene che se indossate Hogan la distanza di lancio non può essere inferiore ai  6 metri. Se le dimensioni della vostra cucina non vi consentono di rispettare una tale distanza cambiate cucina, oppure toglietevi le Hogan possibilmente per sempre. Spolverizzate ogni tanto a piacere con abbondante sale marino e quando nella padella siete riusciti a infilare abbastanza cose abbassate la fiamma. Prendete adesso i wurstel. Vi consiglio di utilizzare wurstel di pollo, ma quelli di tacchino o di maiale vanno bene allo stesso modo, basta che siano 12. Potete pure fare 4, 4 e 4, nessuno lo noterà, ma di solito le confezioni di quelli cicciotti sono da tre quindi ve lo sconsiglio per una questione prettamente matematica. Prendete comunque tutti i 12 wurstel, mondateli dalle loro naturali impurità, asciugateli con un panno elettrostatico e tagliateli a listarelle. Poi tagliateli a dadini, infine strizzateli bene, passateli in una scodella con latte, farina, uova, cannella, cumino, aglio sminuzzato, succo di papaia e Badedas, poi tagliateli a rondelle. Prendetevi adesso del tempo per voi e quando ne avrete davvero voglia mettete i wurstel in padella insieme alle due scamorze biologiche affumicate  intere. Lasciate in cottura una trentacinquina di minuti, poi aggiungete i 3,5 grammi di pangrattato romano, il ramo di alloro romano e due litri d’olio. Fate attenzione perché adesso, questione di secondi, non dovreste essere più in grado di riconoscere alcun ingrediente. Questo sta a significare che la cottura è ultimata. Servite il tutto su grandi piatti da pizza di quelli con le vedute di Napoli o con Pulcinella e utilizzate le uova sode, che a questo punto avrete da voi di certo tagliato a rondelle, per decorare a vostro piacere e rendere questo piatto, la cui leggerezza ed equilibrio ben si adatta a qualsivoglia stagione, ancora più stuzzicante.

p.s. dopo le prime volte andate diminuendo con le quantità di zucchine e pomodori progressivamente a quanto migliorerà la vostra pallacanestro.

Buon appetito!

Rondelle tipo

Rondelle tipo

Guadagna 486,25 Euro al giorno da casa.

Torno a casa da lavoro, accedo al mio profilo Facebook e mi accorgo di un fatto inquietante! Delle 7 inserzioni sponsorizzate che FB mi propone sul lato destro della pagina 4 riguardano somme che potrei guadagnare al giorno da casa, pare, con la massima facilità. Il problema è che si tratta di 4 cifre diverse tutte sulla stessa pagina! Una inserzione mi propone di guadagnare 395 Euro, un’altra 600, un’altra ancora 450 e l’ultima 500. Tralasciando il fatto che due tra queste utilizzano la stessa immagine mi sorge spontanea una domanda:

Chi, tra costoro, sta cercando di gabbarmi?

p.s. So che spesso questi banner sono mirati, devo preoccuparmi?

p.p.s. Le altre tre inserzioni erano una su delle giacche da neve in saldo, un’altra era quella del Bingo e come ultima mi proponevano un sito dove trovare ragazze single.

p.p.p.s. Ho scritto il precedente p.s. prevedendo che qualcuno me lo avrebbe chiesto.

p.p.p.p.s. Sì, sono quelle persone che ti guardano e fanno “Ah beh se sei acquario….ma devi dirmi l’ascendente!”

p.p.p.p.p.s. Sì, ho fatto la media matematica ed è uscito 486,25 euro al giorno.

p.p.p.p.p.p.s. Beh non lo so l’ascendente e non so nemmeno come si faccia a stabilirlo e no, non ci tengo che qualcuno me lo dica grazie.

p.p.p.p.p.p.p.s. Ripensandoci visto che devi lavorare e guadagnare da casa, forse la differenza potrebbe essere nella casa. Cioè in base alla casa che hai ti danno un tot al giorno. Non fa una grinzetta no? Cioè se hai una casa scrausa magari parti da 395 euro. Poi, considerando che sono quasi 12mila euro al mese, magari nel giro di un anno te ne compri una mejo di casa e così ti danno 450 euro. Poi ci metti la piscina, l’arredi bene e se la cosa va arrivi a 600. Sì, ne sono persuaso oramai, deve dipendere dalla casa….

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