L’amico del ragazzo cieco. Scena in una caffetteria sulla quale rifletto per colpa delle paraolimpiadi.

Roma, via dei Marsi, quartiere San Lorenzo, 3 settembre 2012, ore 19.00 circa. Piove, molto. Siedo con un amica all’interno di una caffetteria davanti ad una manciata di biscotti e due tazze di the (orange io, verde, credo, lei). La ragazza che ce li ha serviti (i biscotti perché quanto al the, a prescindere dal gusto, fai da solo) si annoia e guarda verso lo stereo, dal quale giunge della musica che, si intuisce, poco apprezza. Il mio the ricorda vagamente il Tachifludec.

Si apre la porta, entrano due ragazzi. Uno dei due cammina appena dietro l’altro, tenendo la mano sinistra poggiata sulla spalla destra di quello che lo precede. È cieco. I ragazzi si fermano al centro del locale dove il ragazzo cieco ascolta il suo amico descrivergli grossolanamente l’arredamento della caffetteria. Poi danno delle indicazioni alla ragazza e puntano verso un tavolo che si trova qualche metro dietro quello dove siamo noi. Chiacchiero con la mia amica. Sfogliamo dei libri sui biscotti che sono disposti su una panca vicina al nostro tavolo. Scopriamo che non è difficile fare i krumiri, che serve il baking per qualsiasi cosa tu voglia fare, che per fare i krumiri c’è però bisogno della classica siringa da krumiri. Ad ogni ricetta corrisponde una fotografia a tutta pagina. Dallo stereo arriva “Breathe” di Midge Ure. L’ascoltiamo e cerchiamo di ricordare quale pubblicità avesse portato notorietà a questa canzone. I ragazzi sono dietro, sorseggiano the, mangiano biscotti, parlano, ma non sentiamo cosa dicono. Sono seduti davanti una vetrina che dà sulla strada. Ha smesso di piovere. Parliamo del fatto che ha smesso di piovere e di quanto sarebbe conveniente aprire una pasticceria a San Lorenzo. Conveniamo che sia stata la pubblicità della Swatch.

Finiamo i biscotti, il the era finito già da prima. Dallo stereo arrivano le prime note di “Bomba” di King Africa, ma la ragazza si lancia sul tasto >> dello stereo e la canzone si interrompe dopo pochi secondi. La canzone successiva non la ricordo. Sento dei rumori dietro di noi, rumori di sedie che si muovono. L’amico del ragazzo cieco si alza e si dirige verso il bancone col portafogli in mano. Anche il ragazzo cieco si alza. L’amico del ragazzo cieco viene raggiunto dalla voce del ragazzo cieco quando è a metà strada tra la cassa ed il suo amico. Il ragazzo cieco ha capito cosa sta per fare il suo amico e gli chiede di non procedere, di lasciare che sia lui a pagare, poi cerca di fare qualche passo nella direzione dell’amico. L’amico resta qualche istante immobile, come indeciso sul da farsi, poi torna sui suoi passi, offre la spalla destra alla mano dell’amico ed insieme raggiungono la cassa. Qui, uno di fianco all’altro ed entrambi col portafogli in mano, discutono su chi debba pagare, producendosi in gesti piuttosto teatrali. Uno dei due, non saprei dire chi, alla fine salda il conto. Poco dopo, insieme, escono dalla caffetteria. Entrambi hanno il sorriso sulle labbra.

 

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